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La Fed lascia i tassi invariati e apre la porta a una riduzione. Ma si spacca. E il presidente risponde a Trump: “Resto 4 anni”. Borse in rialzo, oro record
La pazienza di Powell è finita. Pur non toccando i tassi di interesse Usa, che restano invariati in una forchetta fra il 2,25% e il 2,50%, la Fed ha infatti aperto a un prossimo taglio. Le incertezze sono aumentate: “monitoreremo da vicino” le informazioni che arriveranno e “agiremo in modo appropriato” per sostenere l’espansione economica, si spiega al termine della due giorni di riunione.
I tecnici di Powell confermano le stime di crescita per l’economia americana nel 2019, quando il Pil è previsto salire del 2,1%. Ritoccata al rialzo la previsione per il 2020, che passa al 2,0% dall’1,9% di marzo. Sul fronte dell’inflazione, riviste al ribasso le stime per quest’anno e il prossimo. Nel 2019 è stimata attestarsi all’1,8% rispetto 2,0% di marzo, mentre nel 2020 all’1,9% dal 2,0% della stima precedente.
Ma il messaggio che più interessava al mercato (e al presidente Usa, Donald Trump) è arrivato. La Fed è pronta a usare, se necessario, gli strumenti a sua disposizione a sostegno della crescita, ha spiegato il presidente Powell, aggiungendo chiaramente: “Abbiamo effettuato significative modifiche al comunicato finale”. E infatti dal documento è sparita la parola “paziente”, cosa che, secondo gli analisti, apre di fatto a un possibile prossimo taglio dei tassi di interesse. Powell poi ha colto anche l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. ”La legge è chiara: ho un mandato di quattro anni, e intendo svolgerlo tutto”, ha detto replicando alle voci su un suo possibile declassamento da parte di Trump.
Da segnalare che la banca centrale americana resta spaccata sui tassi. Secondo quanto emerge dalle tabelle, i cosiddetti ‘dot plot’, che accompagnano il comunicato finale, otto dei componenti del Fomc prevedono un taglio dei tassi nel 2019, a fronte di altri otto che stimano tassi invariati. Un solo membro prevede un rialzo del costo del denaro.
Prevedibile la reazione dei mercati. Dopo le dichiarazioni di Powell, le quotazioni dell’oro schizzano fino a 1.394 dollari, ai massimi da settembre 2013 sui mercati asiatici. Il lingotto con consegna immediata raggiunge 1.394 dollari l’oncia guadagnando il 2,5% per poi passare di mano a quota 1.380 dollari. Stesso discorso per le piazze asiatiche, dove, nella notte, la Bank of Japan ha mantenuto invariata la sua politica monetaria e il programma di acquisto di asset. Tokyo e Sydney sono salite dello 0,6%, Hong Kong avanza dello 0,8% e Seul dello 0,3%. In luce Shanghai (+2%) e Shenzhen (+1,6%), in vista dell’ingresso di bond e azioni cinesi negli indici Ftse Russell. In calo anche i rendimenti dei Treasury sotto il 2% per la prima volta dal novembre 2016 con il dollaro che perde terreno sia sull’euro, con cui scambia a 0,886, che sullo yen, trattato a 107,5. Positivi i future sull’Europa e Wall Street.