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Indagine Sella Sgr: l’83% è preoccupato per l’assegno pubblico, ma solo uno su quattro ha una pensione di scorta. E meno di uno su dieci conosce davvero la propria situazione contributiva
Nonostante l’83% degli italiani sia preoccupato per la pensione, solo uno su quattro ha aderito a una qualche forma di previdenza integrativa e meno di uno su dieci conosce davvero la propria situazione contributiva. È ancora un atteggiamento di immobilismo e scarsa conoscenza quello fotografato dalla ricerca di Sella Sgr sulla previdenza sostenibile, da cui emerge però un segnale importante per gli operatori del settore. Il 70% dei nostri connazionali sarebbe infatti interessato a ricevere una consulenza personalizzata per pianificare il proprio futuro finanziario e previdenziale e l’88% considera importante investire in tal senso. L’indagine, realizzata in collaborazione con Research Dogma, ha coinvolto duemila persone tra i 25 e i 65 anni, equamente suddivisi per genere, area geografica e condizione lavorativa, e indica tre chiavi principali per cambiare la situazione: formazione, chiarezza e vicinanza.
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Uno su due ha ancora il TFR in azienda
Tra le principali evidenze della survey, emerge che quasi la metà degli lavoratori dipendenti (49%) mantiene ancora il Trattamento di fine rapporto in azienda. Una scelta fatta per lo più per scetticismo (il 32% lo ritiene “più sicuro” e il 17% dichiara di “non fidarsi dei fondi pensione”) e per una carenza di informazione. Il 18%, infatti, non è consapevole della possibilità di investire il TFR, mentre l’11% dice di non aver mai ricevuto informazioni su soluzioni alternative. Una percentuale minore ritiene inoltre che in questo modo sia più liquido o presenti maggiori vantaggi fiscali, evidenziando un divario informativo significativo. Tra coloro che hanno scelto invece un fondo pensione integrativo, di categoria o aperto (51%), poco più della metà ha agito in maniera consapevole e tempestiva (al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro o comunque alla prima data utile), mentre gli altri hanno deciso solo successivamente.
Preoccupati, ma inconsapevoli e poco attivi
Nonostante gli italiani siano preoccupati per la pensione pubblica e ritengano importante investire sul proprio futuro previdenziale, quasi uno su due (43%) ammette di non avere ancora intrapreso alcuna azione. Questa inattività si riflette anche nella poca consapevolezza riguardo la posizione previdenziale futura: il 72% dichiara di non sapere, o sapere solo vagamente, quale sarà l’importo del proprio assegno, non avendo mai fatto alcuna verifica in merito, mentre solo il 9% ha un’idea chiara. Il campione si mostra poi diviso rispetto alla consapevolezza che la pensione pubblica potrebbe non bastare a mantenere il tenore di vita abituale: il 49% ritiene che (includendo eventuali integrazioni) sarà sufficiente a soddisfare le proprie esigenze future, mentre il 51% è di parere opposto. La sfiducia risulta più marcata tra le donne (60%), tra i non occupati e tra chi ha un basso livello di istruzione (57%). Fra coloro che pensano che l’assegno non basterà, oltre la metà (58%) non sa come colmare il divario o teme che non ci siano soluzioni. Il 34% conta invece su risparmi e investimenti e l’11% sull’aiuto dei familiari. A fronte di tutto questo, l’indagine rileva che il 40% non ha ancora intrapreso nessuna azione.
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Fondi pensione preferiti
Tra coloro che si sono invece già attivati, uno su quattro dichiara di avere scelto forme previdenziali integrative, mentre il 17% ha optato per forme di accumulo degli investimenti diverse. Meno diffuse altre soluzioni come il riscatto della laurea o del servizio militare. Nell’ambito delle forme previdenziali, il 52% degli aderenti ha scelto un fondo pensione chiuso, il 44% un fondo pensione aperto, mentre i restanti hanno optato per piani individuali pensionistici (PIP) o polizze vita.
Fiducia nel futuro e desiderio di stabilità
Nonostante la preoccupazione, il 61% degli italiani si dice comunque fiducioso di poter realizzare i propri progetti nel medio-lungo termine. La priorità resta la solidità finanziaria: quasi la metà vuole “accumulare risparmi per garantirsi stabilità economica”, mentre il timore principale è “riuscire a mettere da parte risorse per un futuro sereno”. Il 31% sogna di viaggiare, ma il 37% teme di non poterselo permettere. Sul fronte lavorativo, emerge un forte bisogno di stabilità: il 63% preferisce mantenere la propria posizione invece che puntare su carriera o formazione.
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Consulente cercasi
Con chi parlano gli italiani di previdenza? Il confronto su questa tema non è ancora molto diffuso, tanto che il 65% non ha mai affrontato l’argomento con nessuno. Tra coloro che lo hanno fatto (35%), la maggior parte si è rivolta alla propria banca (13%), al proprio consulente finanziario (11%) o a un agente assicurativo (9%). Nella maggior parte dei casi (84%), le informazioni sono state utili. Tuttavia, il livello di informazione rimane basso: il 53% conosce solo in modo superficiale le soluzioni esistenti, mentre il 19% ammette di non saperne nulla (percentuale che sale al 34% tra i non occupati e al 26% tra le donne). Soltanto il 28% considera adeguata la propria conoscenza, ma l’interesse potenziale è ben più elevato: l’81% considera interessanti le soluzioni di previdenza integrativa, pur sentendo la necessità di ulteriori informazioni per prendere una decisione. Il restante 19% che considera la previdenza integrativa poco o per nulla interessante afferma di non fidarsi o di essere stato contattato solo per scopi commerciali (“me ne hanno parlato solo per vendere un prodotto”), confermando quanto sia necessario instaurare un rapporto consulenziale basato sulla fiducia e sulla personalizzazione.
Vince la consulenza personalizzata in presenza
Secondo i dati raccolti, il 32% degli italiani preferirebbe ricevere consulenza da parte della banca, il 22% dai consulenti finanziari o banker di riferimento, ma un numero significativo vorrebbe riceverla anche da soggetti istituzionali quali CAF/patronato (30%) e INPS (22%). L’argomento di maggior interesse è la valutazione della pensione pubblica, seguita dalle opzioni per migliorarla o integrarla. Questi risultati, sottolinea il report, evidenziano come la popolazione sia orientata a comprendere la propria posizione previdenziale prima di assumere decisioni come l’investimento. Inoltre, la necessità di orientamento emerge anche nella preferenza dei canali formativi: il 34% predilige la consulenza personalizzata in presenza (15% a distanza), mentre il 26% opta per video tutorial con esperti. Scarso l’interesse per eventi, brochure e social media. Secondo Mario Romano, amministratore delegato di Sella SGR, la ricerca evidenzia insomma l’urgenza di rafforzare la consapevolezza e favorire l’accesso a strumenti di pianificazione previdenziale in grado di offrire alle persone stabilità e tranquillità nel lungo termine. “La sfida di chi come noi opera nel settore consiste nel trasformare l’incertezza in conoscenza e quest’ultima in azione concreta, aiutando così le persone a pianificare il proprio futuro con strumenti concreti e sostenibili nel tempo”, conclude.
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