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Oltre il 69% risparmia, ma solo il 6,9% investe. Il 44% vorrebbe farlo ma non sa da dove iniziare. E il 65% non ha mai stimato il proprio fabbisogno pensionistico. Ma i risultati cambiano dopo un corso di educazione finanziaria. La ricerca Bicocca-Arca Fondi SGR
Sono abituati a mettere soldi da parte, ma faticano a trasformare quanto accumulato in scelte consapevoli per il futuro: non investono, non pianificano e non hanno mai sentito parlare della previdenza complementare. Sono gli universitari italiani secondo quanto emerge dal progetto di ricerca e formazione dell’Università Bicocca e Arca Fondi SGR, condotto in collaborazione con Previverso, che dimostra come questo ‘paradosso del risparmio’ possa essere superato solo con l’educazione finanziaria e previdenziale.
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Risparmio senza futuro
Lo studio ha analizzato abitudini finanziarie, livello di alfabetizzazione economica e percezioni legate alla previdenza complementare, valutando anche l’impatto prodotto su conoscenza e consapevolezza di queste tematiche dal corso formativo dedicato. Il campione era composto prevalentemente da universitari molto giovani (il 69% sotto i 20 anni), e in larga parte economicamente dipendenti dalla famiglia (82%), proprio per indagare quella fascia d’età in transizione verso l’età adulta. Ne emerge che oltre il 69% riesce a risparmiare, ma solo il 6,9% mostra un atteggiamento attivo verso gli investimenti. Il 44% vorrebbe mettere a frutto il proprio denaro ma non sa da dove iniziare, mentre il 36% non è proprio interessato. Il risparmio, sottolinea quindi il report, “esiste, ma resta spesso passivo e privo di una progettualità di lungo periodo”.
L’educazione finanziaria resta teorica
Sul fronte dell’alfabetizzazione finanziaria, i giovani dimostrano competenze di base in linea con gli standard europei: uno su due comprende il funzionamento degli interessi composti e il 47,7% l’effetto dell’inflazione. Quando si passa alla diversificazione degli investimenti il quadro si fa più critico: solo il 27,7% ne afferra il senso, segno di una conoscenza teorica non ancora tradotta in competenze applicative. La famiglia si conferma la principale fonte di educazione finanziaria (72%), mentre l’università è quasi assente: il 52% dichiara infatti di non farvi mai riferimento. I social media e i content creator hanno invece un ruolo marginale e poco influente, così come il gruppo dei pari: investimenti e pensione infatti non fanno parte delle norme sociali tra coetanei.
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Il 62% non sa cos’è la previdenza complementare
Particolarmente rilevante è poi il dato sulla previdenza complementare. Oltre tre studenti su cinque (62%) non ne conosceva l’esistenza prima del corso e il 65% non aveva mai provato a stimare il proprio fabbisogno pensionistico. Questo a fronte di una discreta consapevolezza dell’età di uscita dal lavoro e della durata della vita post-impiego.
Il ruolo strategico dell’informazione
A questo proposito, il ciclo di formazione svolto nell’ambito del progetto ha prodotto un impatto significativo. Lo studio riporta infatti come le autovalutazioni indichino un netto miglioramento nella capacità percepita di gestire le finanze personali, di prendere decisioni informate su risparmio e investimenti e di comprendere il funzionamento della previdenza integrativa. Su quest’ultimo tema in particolare, il livello di informazione è passato da 1,5 a 5,1 su 10. Parallelamente sono aumentate le intenzioni di adesione e di ricerca attiva di informazioni, mentre è calata la difficoltà di immaginare la propria situazione economica futura. Dalle risposte aperte emerge anche un cambiamento qualitativo negli obiettivi finanziari: se prima prevalevano desideri generici di stabilità e indipendenza, dopo il corso compaiono obiettivi concreti, budget definiti, piani di accumulo, fondi emergenza e una maggiore attenzione alla pianificazione di lungo periodo.
“Dalla ricerca emerge che il principale ostacolo non è il disinteresse dei giovani, ma la difficoltà di immaginare in modo concreto il proprio futuro”, spiega Veronica Cucchiarini, psicologa dell’Università Milano-Bicocca, secondo cui è fondamentale aiutare le ragazze e i ragazzi a rendere il proprio futuro più vicino e tangibile, “perché solo quando è immaginabile diventa anche qualcosa su cui iniziare a decidere”. “I risultati del corso mostrano che quando il linguaggio è adeguato e le competenze sono pratiche, i giovani rispondono, iniziano a porsi obiettivi, a fare scelte informate e a considerare la previdenza complementare come parte del proprio percorso di vita”, aggiunge Patrizia Fontana, presidente Talents in Motion e co-founder di Previverso. Insomma, meno teoria e più esercizi pratici, storie di vita ed esperienze legate al ‘sé futuro’ possono fare la differenza. Parla infine di segnali incoraggianti Massimiliano Lattanzi, responsabile previdenza complementare di Arca Fondi SGR, che conclude: “La previdenza complementare rappresenta oggi un’integrazione sempre più necessaria e il livello di competenze su questi temi è ancora insufficiente: per questo è fondamentale diffondere una solida educazione economica e finanziaria di base”.
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