4 min
Il 90% sa di dover integrare l’assegno pubblico, ma solo il 54% ha deciso di agire. Pesano le scarse conoscenze e informazioni. Cosa li incentiverebbe? Flessibilità, vantaggi fiscali e supporto aziendale (e una diversa comunicazione). La ricerca di Anima Sgr
Il 90% degli italiani sa bene che per garantirsi una vecchiaia serena deve affidarsi il prima possibile a un fondo pensione privato. Eppure si ferma al 54% la quota di coloro che hanno attivato una qualche soluzione di previdenza integrativa. A frenare tutti gli altri sono sostanzialmente due fattori: la scarsa conoscenza di questi prodotti, così come dei loro vantaggi, e la carenza di informazioni. Lo rivela un’indagine condotta su un campione di 802 correntisti da Anima Sgr, secondo la quale i nostri connazionali vorrebbero dal secondo pilastro soprattutto una maggiore flessibilità. Oltre a ulteriori vantaggi fiscali e a un maggiore supporto dalle aziende.
📰 Leggi anche “Fondi pensione, il 2023 chiude in bellezza“
Dalla teoria all’azione gli italiani si perdono
Stando alla survey, agli italiani è ormai chiaro che la sola pensione pubblica non consentirà loro di mantenere lo stesso tenore di vita degli ultimi anni di lavoro. Tanto che nove su dieci affermano di aver pensato a questo problema e di ritenerlo “molto” o “abbastanza” rilevante. Sei su dieci sono inoltre consci che questa sfida vada affrontata per tempo, almeno prima dei 35 anni. Tra la consapevolezza e l’azione, però, moltissimi si perdono per strada: oltre la metà degli intervistati non ha infatti alcuna forma di previdenza integrativa. E tanti di quelli che hanno sottoscritto un prodotto della categoria non lo alimentano a sufficienza o in modo sistematico. Rapportando infatti il numero totale degli aderenti alle varie forme di previdenza complementare alle masse amministrate complessive, risulta che a ogni sottoscrittore corrisponde una posizione media di 22.180 euro. Troppo poco per integrare in modo adeguato l’assegno pubblico per molti anni.
Colpa della scarsa conoscenza e delle poche informazioni
Fra le cause di tale inerzia, la ricerca cita la scarsa familiarità con la previdenza integrativa e i suoi vantaggi: appena il 39% del campione afferma di conoscere adeguatamente la materia. Non solo: pesa anche l’inclinazione ad allocare il capitale in altro modo. Ad esempio, quasi la metà di chi dispone di un Tfr lo lascia in azienda perché non conosce le alternative o perché convinto di optare per una soluzione più liquida e sicura. Se però gli si chiede cosa può essere utile sapere per sottoscrivere un prodotto di risparmio previdenziale, gli italiani evidenziano la necessità di sottolinearne i vantaggi concreti. Vorrebbero, in particolare, più informazioni sulla flessibilità nel disporre del capitale accumulato prima del pensionamento (l’83% degli intervistati), sulla deducibilità fiscale dei versamenti (76%) e sulla possibilità che l’azienda versi un contributo aggiuntivo (75%).
📰 Leggi anche “I migliori fondi pensione aperti nel primo semestre 2023“
Cosa vogliono gli italiani dal fondo pensione
Per quanto riguarda ciò che incentiverebbe l’adesione alla previdenza integrativa, in testa spicca una invece maggiore flessibilità nell’accedere al capitale prima del pensionamento. Seguono una riduzione della tassazione sui rendimenti, l’aggiustamento dei benefici fiscali all’inflazione e l’aumento del massimo deducibile dall’Irpef. Due terzi dei dipendenti, inoltre, sarebbe disponibile a chiedere alla propria azienda di aprire una convenzione con un fondo pensione aperto e oltre otto su dieci trovano che un’azienda impegnata su questo fronte sia ben posizionata per fidelizzare i dipendenti.
I nostri connazionali si confermano però molto prudenti. Quasi quattro su dieci (con percentuali rilevanti anche fra i giovani) sceglierebbero la linea d’investimento garantita o la più conservativa in assoluto. Solo il 15% opterebbe per una linea prevalentemente azionaria, nonostante l’orizzonte temporale di lungo periodo suggerisca in genere un’asset allocation comprensiva anche l’equity. Ad essere più caute sono le donne: appena il 9% è disposto a sottoscrivere un piano previdenziale dove l’equity sia prevalente. Ma anche fra le nuove generazioni, la propensione per le linee più rischiose è superiore alla media di soli tre punti percentuali (18%).
Come dare le giuste informazioni
Lo studio di Anima afferma infine che per portare gli italiani a ragionare concretamente sulle soluzioni previdenziali l’unica strada è quella di informarli. E fornisce indicazioni su che tipo di informazione potrebbe essere più efficace. Ad esempio, elencare loro i ‘pericoli della scopertura previdenziale’ o il ‘rischio di sopravvivere ai propri soldi’ potrebbe essere percepito ancora come astratto e lontano. In alcuni casi persino controproducente: per quanto possa generare attenzione, questo tipo di informazione rischia infatti di risultare ansiogena e poco utile per chi è già alle prese con preoccupazioni e incertezze quotidiane. Meglio quindi un messaggio positivo e concreto, come ad esempio fornire indicazioni operative su ciò che si può fare e su come lo si può far o inserire la scelta in un quadro di reale sostenibilità economica per la famiglia. E parlare soprattutto dei vantaggi.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.