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Approvata la misura, prima in Italia nel suo genere, che prevede un bonus di 300 euro alla nascita e altri 200 per ciascuno dei quattro anni di vita successivi del bebè. Ma per ottenerli, i genitori devono versare almeno 100 euro alla forma prescelta. “Una misura spingere il secondo pilastro”
Con i conti pubblici in costante difficoltà e la piramide demografica che prosegue inesorabile il suo processo di ribaltamento, si fa sempre più urgente il bisogno di promuovere la previdenza complementare per salvare il futuro pensionistico degli italiani. Eppure, il secondo pilastro ancora fatica nel farsi spazio tra le scelte di investimento degli italiani. Ecco allora che, mentre iniziano a comparire le prime ipotesi sulla legge di Bilancio, una prima novità per promuovere l’adesione a questi strumenti arriva dal Trentino Alto-Adige. Il Consiglio regionale ha infatti approvato con 52 voti favorevoli, uno contrario e quattro astenuti una legge che riconosce a ogni neonato del territorio un contributo del valore di 1.100 euro da destinare a fondo pensione. Una misura che, assicura il governatore Arno Kompatscher, non punta ad erogare sussidi ma ad aiutare le famiglie a costruire stabilità economica e consapevolezza finanziaria.
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Come funziona
Nello specifico, la legge prevede il riconoscimento di un contributo pari a 300 euro da versare direttamente nella posizione previdenziale del minore una volta che i genitori abbiano presentato agli uffici preposti l’attestato di iscrizione del figlio a una forma di previdenza complementare iscritta alla Covip (anche senza che sia stato effettuato alcun versamento). I quattro anni successivi saranno invece scanditi dall’erogazione di altri 200 euro all’anno, ma solo a condizione che la famiglia dimostri di aver versato almeno cento euro nello stesso fondo pensione. Come chiarito dalla Regione, il provvedimento vale anche per i bambini già nati: in via transitoria, il contributo spetterà infatti anche a colore che al 1° gennaio 2025 non abbiano ancora compiuto cinque anni o per i quali non siano ancora trascorsi cinque anni dall’adozione o dall’affidamento.
Un sostegno al secondo pilastro
L’approvazione della misura è stata accolta con favore da Kompatscher, che in Giunta ha sottolineato come il Trentino sia la prima regione in Italia a introdurre un incentivo strutturato alla previdenza complementare infantile. “Questo è il senso più autentico e concreto della nostra autonomia”, ha detto, “saper leggere i bisogni della società e rispondere con strumenti innovativi, efficaci e sostenibili nel tempo”. Gli ha fatto eco l’assessore alla Previdenza Carlo Daldoss, che ha parlato di “una dote da sfruttare in base ai vari regimi di anticipazione previsti dalla previdenza complementare per portare a termine i propri progetti di vita”. “La misura guarda al lungo periodo”, ha aggiunto, “e nasce dalla consapevolezza che il passaggio al sistema contributivo renderà gli assegni futuri sensibilmente inferiori rispetto a quelli del passato”.
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Non solo Trentino: il caso del Friuli
Quello del Trentino non è in realtà un unicum. In Friuli Venezia Giulia esiste infatti una misura simile, ma con una differenza: i fondi vengono stanziati ogni anno con deliberazione della Giunta, che stabilisce l’importo del contributo. Per il 2025 l’importo deliberato ammonta a 200 euro per ogni figlio minore per il quale sia stato effettuato nei 12 mesi precedenti un versamento di almeno 300 euro nel fondo di previdenza complementare iscritto all’albo Covip. La richiesta può essere effettuata dai possessori della Carta famiglia istituita dalla Regione ed è necessario il possesso di un Isee non superiore ai 35mila euro.
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