Intermediari, Fineco e Intesa al top anche nel 2025
La squadra di Foti prima per volumi di azioni scambiate, quella di Messina vince nei bond. Banca Akros terza in entrambe le classifiche. Il bilancio dei volumi di negoziazione di AMF Italia
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Che per il private banking italiano il 2024 sarebbe stato da incorniciare era chiaro già a giugno, quando in sei mesi erano state superate le previsioni per fine dicembre. Ora c’è però la conferma ufficiale: l’anno scorso si è chiuso con un nuovo record di masse in gestione a quota 1.257 miliardi di euro, in aumento del 14,1% rispetto al 2023, pari a 156 miliardi. Il balzo, che ha fatto ampiamente superare le attese fissate a 1.242 miliardi, è il risultato di una serie di fattori positivi. Primo fra tutti l’effetto mercato, che contribuito con 69 miliardi (+6,3%), seguito a stretto giro dalla raccolta netta, in crescita a 49 miliardi (+4,5%), e poi dai cambiamenti organizzativi, che hanno avuto un impatto positivo per 37 miliardi (+3,3%). Lo certificano i dati consuntivi rilevati dall’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Private Banking (Aipb).
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“Un’industria che cresce sa intercettare i bisogni ed è in grado di fornire risposte adeguate: il private banking prosegue il suo trend di crescita grazie al connubio di questi elementi che poggiano su un modello di consulenza patrimoniale in grado di supportare i clienti nella pianificazione e nella protezione dei loro progetti di vita”, commenta il presidente di Aipb Andrea Ragaini. Che sottolinea come la consulenza professionale stia diventando sempre più centrale in un contesto di bassa natalità e di un’aspettativa di vita sempre più lunga ed attiva. “La fiducia degli investitori nel valore degli investimenti è la leva per favorire la crescita della ricchezza private, anche con uno sguardo al ‘dopo di noi’: uno dei compiti dell’industria sarà quello di supportare i clienti in questo percorso, indicando la strada verso scelte filantropiche in grado di creare valore artistico e sociale per il Paese”, aggiunge.
Ogni periodo dell’anno ha contribuito positivamente all’incremento delle masse: +6,3% nel primo trimestre, +2,2% nel secondo, +3,3% nel terzo e +1,7% nel quarto. Nella seconda metà dell’anno i risultati in crescita sono stati guidati sempre dalla raccolta netta (+9 miliardi nel periodo luglio-settembre e +11 da ottobre a dicembre) e dall’effetto mercato (rispettivamente +22 e +10 miliardi). Seguono i cambi perimetro avvenuti solo nel terzo trimestre (+9 miliardi).
Raccolta del private banking per prodotto durante il 2024. Fonte: Aipb
Quanto ai portafogli, lo scorso anno è proseguita la ricomposizione verso l’amministrato (+0,6% in termini di asset mix sul 2023) che, assieme al gestito (+0,2%), ha guadagnato peso a scapito della raccolta diretta (-0,3%) e dei prodotti assicurativi (-0,5%). L’andamento positivo dei mercati ha sostenuto tutti i comparti, soprattutto la raccolta gestita (+8,7%), mentre l’amministrato ha registrato la miglior performance di raccolta netta (+6,6%). I cambi di perimetro intervenuti nell’anno hanno invece inciso soprattutto sui flussi diretti (+7,3%). Anche in questo caso, l’analisi trimestrale della composizione dei portafogli testimonia una sostanzialmente stabilità.
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Nel quarto trimestre la crescita è stata trainata dalla raccolta diretta (+3,6%) e dai prodotti assicurativi (+3%). Il comparto diretto ha beneficiato maggiormente dei flussi netti (+2,6%), mentre l’assicurativo dell’effetto mercato (+1,4%). L’amministrato è rimasto pressoché stabile (+0,3%) ed è l’unico ad aver ottenuto un contributo negativo dalla raccolta netta (-0,7%). Il gestito è cresciuto moderatamente (+1,4%), nonostante l’impatto negativo derivante dai cambi di perimetro (-1,2%). Infine, i prodotti. In chiusura del 2024, l’asset mix privilegia i fondi comuni d’investimento, che rappresentano il 22,9% del totale e hanno messo a segno una crescita dello 0,9% sul 2023. Seguono la liquidità, con una quota del 13,3% (-0,2%), e le gestioni patrimoniali individuali, con il 12,3% (-0,8%). I prodotti obbligazionari pesano complessivamente per il 22,1%, segnando una leggera crescita rispetto all’anno prima quando erano al 21,7%. Stabili invece sia l’azionario (11,1% contro l’11,3% del 2023) sia i prodotti assicurativi (19,5% contro 19,1%).
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