Private capital, poche donne ai vertici. I giovani? Qualificati e determinati
Solo il 15% dei ruoli di vertice è affidato a una professionista. Giovani attratti dalle alte retribuzione e dalle possibilità di carriera. Ecco quanto si guadagna
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Gli investitori nei mercati privati si confermano ottimisti e prevedono opportunità di performance stabili o migliori nel corso del prossimo anno, con un’attesa particolarmente positiva per le strategie sui real asset. È quanto emerge dalla Private Markets Diagnostic Survey 2025 di Goldman Sachs Asset Management, che fotografa un clima di fiducia in aumento o linea con l’anno scorso nonostante la consapevolezza dei rischi legati alle tensioni geopolitiche e commerciali.
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L’indagine ha analizzato sentiment e aspettative di oltre 250 general partner e limited partner a livello globale, rivelando anche maggiori attese legate alla generazione di liquidità attraverso diverse modalità di exit. Inoltre la maggioranza degli LP ha una sottoesposizione agli alternativi piuttosto che una sovraesposizione e sta quindi espandendo i propri programmi verso nuove strategie e strutture innovative. Tra le asset class, la maggior parte degli intervistati stima andamenti stabili o in miglioramento in quattro specifici segmenti: infrastrutture (93%), private equity (82%), real estate (81%) e private credit (70%). “Il volume di spesa pubblica e privata sta fornendo sostegno alle infrastrutture”, spiega l’esperto di Goldman Sachs Tavis Cannell, secondo cui le opportunità legate ad AI e digitalizzazione sono “ampie e interessanti”. Per il collega Jim Garman, resta attrattivo anche l’immobiliare ma “la selezione settoriale e degli asset è cruciale”.

I general patners indicano le valutazioni come principale sfida per i nuovi investimenti, con il 63% che le ritiene centrali. Lo stesso vale per le operazioni di uscita, dove è il 60% a citarle come principale criticità subito dopo l’incertezza macroeconomica. I GP prevedono poi un forte aumento delle exit tradizionali, in particolare i disinvestimenti strategici e le sponsor sale: nel primo caso, la quota di chi prevede di utilizzarli è passata dal 56% all’80%; nel secondo, la variazione è stata dal 42% al 70%. Il 63% pensa inoltre di poter ricorrere, almeno in parte, alle IPO (erano il 35%). “Le valutazioni restano elevate ma mercati dei capitali solidi e costi di finanziamento più bassi rendono comunque favorevole l’attività di dealmaking”, sottolinea il global co-head of private equity della società Michael Bruun. Gli stessi soggetti si mostrano anche più propensi a ricorrere a strumenti alternativi: il 30% prevede di utilizzare i continuation vehicle rispetto a meno del 20% dello scorso anno, mentre cresce di sei punti percentuali la quota di quelli disposti almeno in parte a farne uso. Gli LP, dal canto loro, adottano un approccio più attivo nella gestione della liquidità e nel ribilanciamento dei portafogli attraverso i mercati secondari: il 17% ha venduto partecipazioni sui mercati secondari quest’anno (11% nel 2024) e la maggior parte presenta livelli di allocazione inferiori o in linea con i target.
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Gli LP continuano poi a rafforzare la propria esposizione, con la maggior parte che mostra allocation ancora inferiori ai target: per le infrastrutture, il 45% è infatti attualmente sottoesposto contro il 9% sovraesposto: per il private credit, le percentuali sono del 43% e del 12%; per il private equity, del 35% e del 21% e, per il real estate, del 26% e del 25%. Co-investimenti (62%) e secondari (45%) le aree meno presidiate. Sale intanto la partecipazione al mercato secondario: il 53% come investitori in fondi dal 50% del 2024, il 23% come acquirenti diretti (contro il 21%) e il 17% come venditori diretti (contro l’11%).
Nonostante il rallentamento delle distribuzioni, la maggior parte degli LP continua a investire allo stesso modo o a un ritmo superiore rispetto all’anno scorso. Il principale fattore che influenza i piani di investimento è però proprio la scarsità di distribuzioni (31%), con il 45% che segnala un rallentamento del ritmo o una riduzione degli importi impegnati. Altri fattori che incidono sono poi le modifiche ai target di allocazione (30%), l’utilizzo di differenti tipologie di strutture di fondi (13%) e l’aumento delle esigenze di liquidità (11%). L’83% prevede poi di impiegare la stessa o una maggiore quota di capitale rispetto all’anno precedente nelle strategie dei mercati privati, proseguendo il trend positivo degli ultimi tre anni. Il 43% incrementerà gli investimenti anno su anno rispetto, contro il 39% del 2024. Solo il 17% stima di ridurli (erano il 21%), mentre un ulteriore 40% manterrà il ritmo dell’anno scorso. Dall’indagine emerge anche che gli allocatori continuano a rafforzare i legami con i propri GP ma che al tempo stesso cercano nuovi partner nella prospettiva di generare alpha o specializzazione. Gli operatori di mercato concentrano inoltre l’attenzione sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrà avere sull’industria, con il 41% che la considera il principale fattore di evoluzione.
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Cresce l’attrattività delle strutture evergreen, che si estende oltre il canale wealth. Oltre il 30% degli istituzionali ha infatti già investito o sta valutando tali veicoli per il private equity e le infrastrutture. Oltre la metà lo fa per il private credit e più del 40% per il real estate. Inoltre, più dell’80% dei grandi GP offre o sta prendendo in considerazione strutture evergreen contro circa uno su quattro tra i gestori con meno di dieci miliardi di dollari di AuM.
Nel complesso, i conflitti geopolitici si confermano per il secondo anno consecutivo come il rischio più rilevante. L’instabilità politica e i dazi doganali (due nuove opzioni di risposta introdotte quest’anno) si collocano rispettivamente al terzo e al quarto posto. Le risposte variano tuttavia per area geografica: i partecipanti delle Americhe, in particolare i GP, si sono infatti mostrati significativamente più preoccupati per le valutazioni gonfiate. Meno di un terzo dei rispondenti ha poi indicato il pericolo di recessione, che era la prima preoccupazione nel 2023 e la terza lo scorso anno. Anche i timori relativi ai tassi di interesse si sono attenuati, soprattutto tra i GP. Infine, rispetto allo scorso anno, i partecipanti alla survey sono significativamente meno preoccupati per il costo e la disponibilità dei finanziamenti.
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