La Consob presenta il rapporto sul risparmio delle famiglie italiane. L’educazione finanziaria cresce lievemente, ma aumenta la voglia di essere digital e sostenibili
Paolo Savona, presidente Consob
“I risultati” riassume Paolo Savona, presidente Consob in apertura della presentazione del VII Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie nel 2021, “evidenziano conoscenze finanziarie deboli, così come quelle digitali, nonostante l’incremento dell’uso dei nuovi strumenti. Buona parte degli investitori vorrebbero fare degli investimenti maggiormente sostenibili, ma la propensione risulta bassa. La maggior parte del campione non ha una programmazione di lungo periodo, di conseguenza i loro risparmi sono un residuo risultante dal reddito disponibile, al netto delle spese effettuate”. Le spese, quindi, sono la variabile di traino e non l’attitudine al risparmio. Dalla ricerca si evincono anche “due fenomeni contingenti” specifica Savona, ovvero: “Gli investitori entrati nel mercato hanno competenze digitali e finanziarie inferiori a quelli già presenti e che l’appartenenza alla web community rimane un fenomeno marginale”.
Ciò che ancora una volta salta agli occhi è la generale bassa percentuale di conoscenza finanziaria, argomento che per Ugo Bassi, direttore di DG FISMA della commissione Europea, risulta “fondamentale e sul quale c’è un problema grave di competenza europea”. Ma specifica: “È limitato ciò che può fare la commissione”.
L’indagine è stata costruita su un campione composto da quasi 2.700 famiglie, tra queste è stato inserito un campione “longitudinale”, precedentemente intervistato nel triennio 2019-2021, “per avere continuità e traccia delle scelte di investimento dei risparmiatori nel tempo” sottolinea Nadia Linciano, responsabile della Divisione Studi. Il 72% del campione è un uomo, il 28% una donna. Per stilare questo nuovo documento, l’Osservatorio ha dovuto varare nuovi indicatori che tenessero conto dei cambiamenti sociali ampliando anche le aree di indagine: competenze digitali, conoscenza dell’ambito della sostenibilità e familiarità con le financial web communities.
Le evidenze
Ciò che si evince è che cresce l’interesse degli italiani verso i mercati azionari, il trading online e le cripto attività. Tra coloro i quali utilizzano internet per attività economico-finanziarie, circa il 28% usa servizi finanziari online più di quanto facesse prima della pandemia. La crisi sanitaria, inoltre, si è riflessa sulle capacità delle famiglie italiane di accantonare risorse. Circa il 27% ha avuto un calo del reddito familiare, il 39% fatica a far fronte alle spese e il 28% non riesce a gestire una spesa imprevista di 1.000 euro.
Il report di seguito mostra come sia in lieve rialzo il livello di conoscenze finanziarie. Di fatto, nel 2021 gli indicatori di conoscenza sono aumentati del 3% rispetto al 2019. Tuttavia, come anticipava il presidente Savona, i nuovi investitori, ovvero coloro i quali sono entrati nel mercato nello scorso anno, hanno presentato un livello di alfabetizzazione finanziaria e di competenze digitali inferiori rispetto agli investitori panel, ovvero investitori già presenti da diverso tempo sul mercato.
Dal punto di vista della Consob, risulta importante porsi la domanda se di fronte a una lenta crescita delle informazioni finanziarie ci sia una domanda di apprendimento. Secondo il report, il 56% del campione sarebbe disposto ad apprendere nuove informazioni finanziarie, il 10% non saprebbe a chi rivolgersi. Il 44% si dichiara non disposto a un apprendimento finanziario.
Cripto, sostenibilità e digital
Per i prossimi cinque anni, le cripto attività, nonostante la lieve crescita, rientrano solo nel 6% delle scelte di investimento degli investitori italiani.
Come si può notare dal grafico ripreso dal report, le attività in cripto si concentrano tra bitcoin e stablecoin. E si riscontra una loro crescita esponenziale proprio a cavallo tra la prima ondata pandemica e la seconda, quando la fiducia nelle istituzioni di risparmio è diminuita ed è cresciuta la predisposizione al guadagno. E in quest’ottica spesso le criptovalute si configurano come un’alternativa.
Tale evidenza si incastra in uno scenario di digitalizzazione arrancante: se da una parte la percentuale di risparmiatori che hanno utilizzato internet per attività economiche finanziarie è aumentato dai livelli pre-pandemici, lo spaccato non è ancora soddisfacente.
Come si evince dal grafico ripreso dal report, il 60% si dichiara interessato ad aumentare le proprie conoscenze digitali, il 31% ritiene che il mondo digitale vada oltre le proprie capacità di apprendimento. I fattori disincentivanti risultano essere prima di tutto una percezione deficitaria delle proprie competenze e in secondo luogo una predilezione per l’interazione in presenza.
In merito alla sostenibilità, infine, gli investitori che affermano di avere una conoscenza almeno base degli investimenti sostenibili sono pari al 37% degli intervistati mentre coloro che si dichiarano interessati a questo tipo di investimenti raggiunge il 73%, in crescita rispetto agli anni precedenti; solo il 9% dichiara di possederli.
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