Il co-fondatore e co-cio della casa di gestione riflette sull’equilibrio macro post-2025, sulle nuove sfide dell’economia globale e sulle implicazioni per l’asset allocation, tra rischi di overinvestimento e opportunità nei mercati emergenti e nelle small e mid-cap europee
Mauro Ratto, co-fondatore e co-chief investment officer di Plenisfer Investments SGR
Mentre si conclude un 2025 “particolarmente interessante”, Mauro Ratto, co-fondatore e co-chief investment officer di Plenisfer Investments SGR, guarda al nuovo anno fiducioso su un contesto di investimento che si preannuncia particolarmente favorevole per i gestori attivi. “Negli ultimi dodici mesi abbiamo visto performance molto positive per l’azionario europeo e per i mercati emergenti, mentre gli Stati Uniti, pur restando ben supportati, hanno mostrato dinamiche più articolate, con un dollaro che si è fortemente indebolito nella prima parte del 2025, influenzato da tensioni commerciali e squilibri di bilancia dei pagamenti”, spiega Ratto.
Se nel 2025 a sorprendere, in particolare, è stata la combinazione tra la forza dell’economia americana e la debolezza del dollaro, il 2026 sarà, secondo Ratto, un anno in cui si inizieranno a vedere gli effetti di mutamenti strutturali in atto nell’economia globale e nei mercati.
Il tema dominante è stato e rimane la crescita statunitense, sospinta da consumi e soprattutto da una “ondata di investimenti tecnologici” senza precedenti. “Gli hyperscaler americani”, sottolinea Ratto, “hanno investito oltre 450 miliardi di dollari, con una proiezione che punta a oltre 600 miliardi entro il 2030. Questa spinta ha sostenuto un PIL che ha superato le attese su base annua”.
L’intelligenza artificiale, quindi, non è più solo una promessa. “Sta diventando la nuova infrastruttura produttiva. E come tale richiede energia, dati, hardware, competenze. È una transizione che potrà generare crescita esponenziale, ma non senza colli di bottiglia: domanda di energia, capex, tensioni sul credito”.
Le crepe sotto la superficie
Se il quadro appare roseo in superficie, le fragilità emergono osservando gli equilibri sottostanti. “Negli Stati Uniti vediamo una polarizzazione estrema: le big tech catalizzano l’intera crescita, mentre le small e mid-cap sono in grande difficoltà”, osserva Ratto. “Il Russell 2000, ad esempio, presenta società con bassi ritorni sugli investimenti e leva finanziaria molto elevata, con un private debt che ha prosperato proprio finanziando questi segmenti borderline”.
Il rischio, secondo Ratto, è che un contesto di “troppa liquidità” possa generare vulnerabilità. “Ci sono segnali crescenti di deterioramento nei bilanci corporate, uniti a una dipendenza elevata da flussi di portafoglio globali verso l’equity USA. Il sistema è fragile: se dovesse partire un ribilanciamento, le ripercussioni potrebbero essere profonde”.
Un altro tema chiave riguarda la posizione del dollaro. “Nonostante il doppio deficit americano, il biglietto verde tiene grazie a flussi di denaro provenienti dall’estero, basti pensare che la posizione netta degli investimenti internazionali negli USA ha un saldo negativo salito a 27 trilioni di dollari dai 7 del 2015. Detto questo, abbiamo avuto un assaggio, nei mesi centrali del 2025, di cosa significhi un aggiustamento: dollaro in calo, azionario americano sotto pressione e outperformance europea”.
Un altro termometro del cambiamento è la sfiducia nei confronti dei Treasury rispetto all’oro. “Le banche centrali continuano a sostituire i titoli americani con oro fisico. Anche il retail ha iniziato a entrare sul mercato. Nel nostro portafoglio, la posizione sull’oro è oscillata dal 5% al 12% negli ultimi cinque anni. L’abbiamo recentemente ridotta ma è comunque significativa: resta un hedge naturale in caso di crisi geopolitiche o shock di sistema ma ci aspettiamo che la crescente presenza di investitori non professionali sull’asset class porti a episodi di volatilità”.
Diversificazione reale, non apparente
Per affrontare il 2026, secondo Plenisfer, occorre costruire portafogli che vadano oltre le apparenze. “Il rischio è il miraggio della diversificazione: con i principali trend di mercato guidati da poche forze, intelligenza artificiale in primis, è facile illudersi di diversificare”.
Ratto insiste sull’approccio barbell, in particolare sul credito: “Noi costruiamo portafogli con componenti di altissima qualità da un lato, e posizioni satellite solo quando c’è convinzione e valore. L’asset class va affrontata con cautela: gli spread sono ai minimi e spesso gli investitori non si rendono conto che stanno comprando duration e non rischio di credito. Meglio aumentare la qualità media e selezionare con cura”.
I mercati emergenti restano un’area ricca di opportunità. “Bisogna però tenere conto che si tratta di un mondo eterogeneo”, avverte Ratto. “America Latina e Asia seguono traiettorie molto diverse. Il vero tema è l’indipendenza finanziaria crescente di molti Paesi, che oggi riescono a emettere debito in valuta locale. Questo cambia gli equilibri globali. Si riduce la domanda di dollari e quindi la dipendenza dal sistema finanziario USA”.
Secondo Ratto, questa transizione è già visibile nei dati. “Nel 2025 l’emissione di bond in dollari da parte dei Paesi emergenti è scesa del 19%, mentre è aumentata quella in valute locali. È un segnale potente”, fa notare il co-fondatore e co-cio della casa di gestione.
Small e mid-cap europee: il terreno fertile
Se negli USA le small cap sono fragili, in Europa il discorso cambia. “Il tessuto industriale europeo è fatto di mid-cap solide, con specializzazioni forti, spesso in nicchie globali. Aziende come Prysmian sono esposte a trend strutturali come la transizione energetica e la digitalizzazione”.
In questo contesto, secondo Plenisfer, le mid-cap europee rappresentano “un’opportunità concreta per diversificare e accedere a fonti di rendimento meno battute dal mercato”.
Nel 2026, conclude Ratto, “servirà un approccio attivo, rigoroso, selettivo. Le tensioni sono sottotraccia. Il nostro compito è leggere le concentrazioni di rischio e costruire portafogli che sappiano resistere, adattarsi e cogliere il valore dove il mercato ancora non guarda”.
Per il fund manager della casa, geopolitica e megatrend stanno ridefinendo il ruolo dell’asset class nei portafogli. Ma selezione e valutazioni restano centrali. Dalle utility al digitale fino alle small cap e agli EM, il focus resta uno: “Trovare valore dove il mercato non lo ha ancora riconosciuto”
Per Anuj Arora, head of Emerging Market & Asia Pacific Equities di J.P. Morgan Asset Management, il nuovo regime macro impone di ripensare i portafogli: meno duration, più asset reali e catene del valore strategiche
Per il Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing, siamo di fronte a un nuovo equilibrio dei mercati: più selettività sull’azionario americano, crescente interesse per l’Europa e focus sui temi strategici. Intanto l’industria dei passivi continua la corsa grazie a innovazione di prodotto, piattaforme digitali e boom retail
Per David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio & Previdenza, il ritorno della geopolitica è un trend strutturale. Focus su tech americano, autonomia europea ed energia la chiave per interpretarlo. “Ma il vero rischio dalla guerra in Iran sono le elezioni americane”
Per il gestore azionario di Lemanik la crisi energetica produrrà solo effetti temporanei sui prezzi, mentre la politica americana continuerà a sostenere Wall Street in vista delle midterm. Focus ancora sull’AI, ma il focus si sposta sulle società che beneficiano indirettamente del boom di investimenti. In Italia banche nel mirino
Il lancio di una strategia dedicata ai financial bonds insieme ad Algebris punta a cavalcare comparto solido ancora capace di offrire premio di rendimento. Dalla selezione lungo la struttura del capitale al mix AT1- subordinati, ecco la ricetta del responsabile Open Architecture Perrin per costruire valore
Il peso crescente della politica sugli investimenti impone un ripensamento dell’asset allocation. Se gli Stati Uniti restano il principale motore dei mercati, Europa, Asia ed emergenti offrono nuove opportunità. Mentre obbligazioni, credito e asset reali tornano a giocare un ruolo chiave nella diversificazione
Per Viola di Generali Am, il segmento a 1–3 anni continua a offrire rendimenti interessanti. Ma il rischio di crescita ancora sottovalutato e spread già compressi richiedono un approccio selettivo
Per il responsabile ABS della casa, la volatilità e gli effetti della guerra in Iran hanno stravolto il quadro macro. Ma, proprio in questo contesto, l’asset class ha il potenziale per distinguersi nel panorama del reddito fisso. Dal rendimento al fattore stabilità, ecco perché conviene metterla nei radar
Secondo il co-head of fixed income di Morgan Stanley Investment Management, rendimenti ancora elevati e maggiore dispersione tra settori rendono il reddito fisso nuovamente centrale nei portafogli. "Ma servono selezione e flessibilità"
Secondo Christophe Braun, Investment Director Equity di Capital Group, il cambio di paradigma fiscale e industriale del Vecchio Continente potrebbe ridisegnare le prospettive di crescita e la composizione dei portafogli azionari. Largo a difesa, sicurezza, tecnologie pulite. Ma attenzione ai rischi
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio