Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Anthony Kettle, senior portfolio manager RBC BlueBay
Dall’evoluzione delle tensioni in Medioriente ai loro riflessi sui prezzi delle materie prime, passando per le prospettive incerte della politica monetaria americana, il quadro per gli investitori obbligazionari che vogliono concentrarsi sui mercati emergenti va caratterizzandosi per la presenza di molte variabili in movimento. Uno scenario nel quale la differenza può essere fatta dalla capacità di individuare le aree in cui il rapporto tra fondamentali e valutazioni offre ancora margini interessanti. È questa la lettura di Anthony Kettle, managing director e senior portfolio manager di RBC BlueBay, secondo cui le occasioni nel credito non mancano ma vanno cercate soprattutto in alcune aree meno scontate: blocco Latam e petrolchimica in testa.
Corporate, faro su petrolchimico e small oil company
Sul fronte corporate, uno dei segmenti più interessanti individuati dal gestore è proprio quello petrolchimico. La volatilità generata dal conflitto con l’Iran, insieme alla conseguente contrazione dell’offerta in Medio Oriente, hanno infatti prodotto una maggiore dispersione nelle valutazioni degli emittenti e questo sta creando terreno fertile per la gestione attiva. “Non tutti gli operatori del settore sono destinati a beneficiare in egual misura del nuovo scenario e la capacità di distinguere tra vincitori e vinti può diventare determinante”, spiega Kettle. L’attenzione del fund manager si estende anche ad alcune società di minori dimensioni in America Latina e Africa, dove il rafforzamento delle quotazioni del barile ha migliorato sensibilmente le prospettive di rifinanziamento del settore e generato effetti positivi sui relativi corsi azionari. “Un ulteriore elemento da monitorare è poi El Niño”, aggiunge l’esperto, precisando però che è ancora presto perché i suoi effetti possano riflettersi in misura significativa sui prezzi degli asset.
Il ritorno dell’America Latina
Se dal corporate si passa al debito sovrano, tra le opportunità individuate da Kettle spiccano le operazioni legate al ritorno degli emittenti sul mercato. L’Argentina rappresenta in questo senso il caso più evidente, ma per RBC BlueBay la storia più interessante riguarda l’America Latina nel suo complesso. “La regione sta attraversando un riallineamento politico verso governi maggiormente orientati al mercato”, sottolinea il gestore, interpretando questo cambiamento come fonte di nuove opportunità soprattutto nei mercati locali. I Paesi preferiti includono però anche Perù e Colombia, che hanno restituito risultati favorevoli agli investitori nelle urne. “Per entrambi”, viene spiegato, “la preferenza va soprattutto a posizioni lunghe da costruire attraverso gli asset in valuta locale piuttosto che tramite il debito in valuta forte”. Anche il Brasile, infine, potrebbe offrire spunti interessanti: “Le elezioni di ottobre rappresentano un potenziale catalizzatore e molte delle preoccupazioni legate ai conti pubblici sembrano essere già incorporate nei prezzi degli asset locali.
Il favore verso l’America Latina nasce, secondo Kettle, da una combinazione particolarmente interessante di fattori geopolitici ed economici. La regione si trova infatti relativamente distante dai principali focolai di tensione che stanno alimentando l’incertezza sui mercati e, allo stesso tempo, rappresenta un importante esportatore di materie prime. “Il paradosso è che alcune delle forze che stanno destabilizzando altre aree del mondo possono quindi trasformarsi in un vantaggio per l’America Latina”, chiarisce il gestore, in riferimento al sostegno offerto all’economia regionale dall’aumento della domanda e dei prezzi di numero commodity. “È questa combinazione di resilienza agli shock geopolitici, esposizione alle materie prime e cambiamento del quadro politico a rendere l’area una delle più interessanti dell’universo emergente”, aggiunge.
Fondamentali migliori, ma senza scommesse macro
La view di RBC BlueBay non nasce tuttavia da una sentiment particolarmente positivo sull’andamento del quadro macroeconomico globale. Al contrario, la società si dice convinta che le incerte aspettative sulla politica monetaria statunitense e le implicazioni della nuova Fed a guida Warsh aumentino l’incertezza complessiva. Una circostanza che sottolinea, implicitamente, come per Kettle la convinzione sul reddito fisso derivi soprattutto da un’analisi bottom-up. Il punto di partenza è cioè il miglioramento dei fondamentali registrato dal reddito fisso emergente negli ultimi anni, accompagnato da valutazioni che appaiono interessanti in termini relativi. E questo si aggiunge un’altra caratteristica dell’asset class: la capacità di diversificare il portafoglio. Non si tratta però, precisa l’esperto, di una posizione particolarmente contrarian: “Il sentiment degli investitori verso il credito emergente è già generalmente positivo e la view favorevole è ampiamente condivisa dal mercato.
La componente più peculiare della strategia riguarda quindi non tanto la direzione della scommessa, quanto il modo di gestire il rischio. In caso di una forte fase di avversione al rischio, l’ipotesi di partenza è che lo shock possa manifestarsi innanzitutto sui mercati azionari, più che attraverso un deterioramento immediato del credito. Da qui la scelta di utilizzare coperture sul rischio di coda dell’azionario invece che direttamente sul credito. L’obiettivo, spiega Kettle, è posizionare la protezione nel punto in cui è più probabile che si manifesti il prossimo shock. Una logica che riflette un approccio meno legato alle grandi scommesse macro e più alla costruzione del portafoglio. La conclusione è quindi una view positiva, ma non priva di cautele: fiducia nei fondamentali, attenzione alle valutazioni e rispetto per l’incertezza. E, soprattutto, una copertura costruita non necessariamente sul mercato in cui è investito il portafoglio, ma su quello ritenuto più esposto al prossimo episodio di forte
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Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
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L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
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Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
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Per l’ad di Payden&Rygel Italia, Fed e BCE si muoveranno a velocità diverse. Ma rendimenti più alti, dislocazioni sulla curva, cartolarizzati ed emergenti aprono spazi interessanti per chi sa costruire portafogli su misura
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