Brexit, lo spettro del “no deal”
Hammond minimizza sugli effetti di un mancato accordo, mentre Carney ammonisce sui rischi. Improbabile un'uscita soft
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“Di norma le banche centrali tendono a guardare al futuro, è valso per la banca centrale norvegese, ma quella svedese, crediamo soprattutto per gli errori del 2010, non è intervenuta in maniera decisa, tenendo sotto controllo le azioni della Bce e temendo che un movimento troppo rapido o un approccio molto più aggressivo rispetto a Francoforte avrebbe portato a un eccessivo rafforzamento della corona”. Adrian Owens, investment, director obbligazioni e valute di Gam Investments, si focalizza sulle possibilità di investimento nei Paesi del Nord Europa.
“A causa di questo immobilismo – prosegue l’analista – la valuta ha continuato invece a indebolirsi, fino a raggiungere minimi che non si vedevano da tempo e che hanno attirato l’interesse di molti investitori discrezionali, che sono però rimasti delusi dato che il posizionamento non ha dato i frutti sperati e sono quindi usciti. Al contrario, molti fondi sistematici hanno mantenuto le proprie posizioni corte sulla corona svedese. Questo non ci sorprende dato che dal punto di vista tecnico il mercato è attualmente in una posizione migliore e l’avvento del tassello mancante, tassi più alti, sembra ormai dietro l’angolo. Nel recente meeting della Riksbank si è detto che, al netto di un peggioramento significativo della situazione, il rialzo dei tassi avverrà a dicembre o a febbraio, e quindi intravediamo le basi di un turnaround”.
Per l’esperto “la Norvegia non si trova in una posizione così diversa, dato che la divisa nazionale in condizioni di debolezza, il prezzo del barile alto e un’economia che sta registrando dati solidi. Crediamo infatti che la corona norvegese rappresenti un’opportunità di valore vera. Come previsto la Banca Centrale ha alzato i tassi di 25 punti base nell’ultimo meeting del 20 settembre. L’inflazione complessiva si attesta al 3,4% e quella sottostante si è mossa rapidamente dall’1% all’1,9%”.
“Quindi – conclude Owens – come nel caso della Svezia, tutti i presupposti sembrano essere presenti. È quindi possibile immaginare rendimenti incoraggianti da Svezia e Norvegia nei prossimi 6/8 mesi”.
