Con i rendimenti su livelli pre-crisi e un mercato azionario segnato da forti squilibri, la società del gruppo Insight Investment individua nell’obbligazionario la chiave per unire ritorno e protezione del capitale. “Nella parte ripida della curva le occasioni”
Con l’era dei tassi zero ormai al capolinea e un mercato globale dell’equity sempre più concentrato, l’obbligazionario è destinato a tornare perno delle strategie d’investimento. Lo affermano gli esperti di Insight Investment, la società di BNY Investments specializzata in soluzioni di investimento tailor-made nell’ambito del reddito fisso, che individua proprio nell’asset class una delle vie più agevoli per coniugare ritorni e protezione del capitale in un contesto internazionale sempre più dominato dall’incertezza. Un ritorno di fiamma che si deve soprattutto a due fattori: rendimenti di settore tornati a competere con quelli azionari e una minore propensione alla volatilità.
April LaRusse, head of Investment Specialists di Insight Investment
La convinzione di Insight muove da un dato ormai sotto gli occhi di tutti: oggi oltre il 70% dell’indice MSCI World è rappresentato da titoli statunitensi, con i cosiddetti ‘Magnificent Seven’ che da soli rappresentano circa il 18% del Pil globale. Secondo April LaRusse, head of Investment Specialists della società e responsabile dello studio, si tratta di un grado di concentrazione che lascia “poco margine di errore” agli investitori e rende il contesto azionario sempre più vulnerabile a un eventuale shock. Da qui l’invito dell’esperta a diversificare, aumentando la componente obbligazionaria per riequilibrare rischio e rendimento all’interno dei portafogli.
La normalizzazione dei rendimenti
Ma quello offerto dal reddito fisso non è solo un vantaggio ‘residuale’ o relativo, cioè come alternativa a un equity sempre meno intellegibile. Dopo la lunga stagione dei tassi zero seguita alla crisi del 2008, il post-pandemia ha infatti riportato le curve dei rendimenti su livelli pre-crisi. E anche se i recenti tagli delle banche centrali hanno appiattito gli spread, il risultato di questa transizione è che i debiti a scadenza medio-lunga sono nuovamente in grado offrire ritorni reali elevati. “Gli investitori obbligazionari hanno oggi la possibilità di bloccare alti livelli di reddito nel lungo periodo”, afferma LaRusse, “con il valore che si nasconde soprattutto nelle strategie basate su curve ripide e opportunità di rolldown”.
April LaRusse sottolinea poi che, a differenza dei mercati azionari, quelli del reddito fisso restano meno efficienti e più frammentati. Ma proprio questa caratteristica, che potrebbe a prima vista apparire negativa, viene letta da LaRusse e dal team di investimenti di Insight come un ulteriore driver di valore aggiunto. “I periodi di maggiore volatilità hanno storicamente favorito la generazione di alfa nel credito globale”, afferma l’esperta, “tutto sta nello scegliere bene i titoli sui cui puntare”. In altre parole, un’occasione da non perdere per la gestione attiva. Inoltre, chiude la manager, strumenti innovativi come i fondi high yield a breve scadenza o le strategie basate su ETF aiutano a superare i tradizionali vincoli operativi tramite la combinazione di rendimento e liquidità.
Rendimenti più prevedibili e rischi contenuti
A tutto ciò si aggiunge il fatto che il reddito fisso mostra un profilo di rischio molto più lineare dell’azionario. I rendimenti derivano infatti principalmente dal flusso cedolare e la natura contrattuale dei bond fornisce una protezione implicita al ribasso. “Non è un caso se anche nel 2022 o in altri anni difficili”, nota sempre LaRusse, “le obbligazioni hanno beneficiato dell’effetto ‘pull to par’ e registrato drawdown inferiori rispetto all’equity globale”. L’analisi di Insights evidenzia inoltre la correlazione negativa tra bond e capitale di rischio nei periodi di ribasso dei mercati, a conferma del loro ruolo di diversificatore strutturale.
Quanto ai segmenti su cui puntare, la società di casa BNY non ha dubbi nell’indicare il credito. “I bilanci societari sono solidi e ben gestiti”, sostiene infatti LaRusse. Oltre a questo, va poi considerato che i tassi di leva restano su livelli sostenibili e le scadenze del debito paiono ben distribuite: due fattori utili a ridurre il rischio di rifinanziamento anche tra gli emittenti a rating più basso. Altri elementi di supporto al comparto dovrebbero poi arrivare, secondo il team di investimenti, pure dai megatrend tecnologici e macroeconomici. La combinazione tra tagli dei tassi e investimenti legati all’intelligenza artificiale promette infatti di sostenere la crescita globale ed evitare una contrazione economica che altrimenti andrebbe ad aumentare i tassi di default nel mondo corporate. “Gli investitori hanno oggi la possibilità di bloccare flussi di reddito interessanti senza assumere rischi simili all’azionario né sacrificare liquidità”, ribadisce LaRusse. Poi conclude: “In un mondo dominato da poche grandi capitalizzazioni e da un’elevata incertezza politica e fiscale, il reddito fisso torna così a rappresentare una delle ancore più solide per la costruzione di portafogli equilibrati.”
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