Russo (Assiteca Sim): “Crisi italiana, è l’emotività il nemico comune di questa fase di mercato”
6 giugno 2018
di Eugenio Montesano
3,30 min
Dal 2012 in poi sia l’Europa che l’Italia hanno compiuto passi avanti. E seppure la minicrisi di panico scatenata dall’incertezza sul programma di governo desti preoccupazione, i fondamentali del paese restano solidi. La lettura di Roberto Russo, ad di Assiteca Sim.
L’evoluzione della politica italiana delle ultime settimane sta dominando la direzione del mercato con un vigore che non si registrava dalla crisi del debito sovrano del 2011. Seduta nervosa per Piazza Affari, che risale dai minimi della mattinata (-1,3%) ma resta comunque la peggiore in Europa con un -0,18% dopo essere arrivata a perdere oltre un punto percentuale.
Pesa il comparto bancario con Intesa Sanpaolo (-1%), in rosso anche Unicredit e Ubi Banca. Fuori dal Ftse Mib ribassi anche per Banca Mps (-1%) e il Creval (-1,4%) che viaggia sotto il prezzo delle nuove azioni dell’aumento di capitale.
In positivo le altre Borse europee che hanno comunque più volte invertito la rotta: Parigi segna +0,07%, Francoforte +0,52%, Londra lo 0,42%. Restano al centro della scena il tema politico italiano, all’indomani della fiducia incassata al Senato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mentre aumenta l’attesa per la prossima riunione della Bce che potrebbe discutere i tempi della fine del Qe.
Anche sull’obbligazionario resta la tensione con lo spread tra Btp e Bund sul mercato secondario dei titoli di Stato che ha aperto oltre i 250 punti base in apertura di giornata, per poi stringere e tornare a viaggiare intorno ai 240 punti, in linea con il closing di ieri mentre resta sostenuto il rendimento del decennale italiano al 2,84% dopo l’apertura attorno al 2,90%.
Migliorano ma restano sotto pressione le scadenze più brevi con il rendimento dei titoli a due anni all’1,22% (dall’1,33% dell’avvio) per uno spread con i pari scadenza tedeschi a 182 punti (192 in avvio).
L’altalena dello spread Btp/Bund a due anni delle ultime settimane
Da inizio anno l’Italia rappresenta dunque il massimo punto di stress per l’eurozona e per il suo futuro politico ed economico. In particolare, gli eventi delle scorse settimane hanno messo in luce le preoccupazioni sulla sostenibilità dell’Unione monetaria europea.
Per ora, osserva Bloomberg, i mercati sembrano aver deciso che il rischio-Italia non sfocerà in una più ampia crisi dell’euro. Ma resta da vedere se gli sviluppi del governo Conte, che in queste ore riceve la fiducia alla Camera inizieranno a far aumentare le probabilità di un crollo dell’area euro nei prossimi 12-18 mesi, i mercati potrebbero iniziare davvero a preoccuparsi.
Roberto Russo, amministratore delegato di Assiteca Sim
Dal 2012 in poi sia l’Europa che l’Italia hanno compiuto passi avanti.“La crisi italiana attuale non ha alcuna analogia con il 2011”. È l’analisi senza mezzi termini di Roberto Russo, amministratore delegato di Assiteca Sim, sim di consulenza finanziaria indipendente che si occupa anche di gestioni patrimoniali.
“Ferme restando le forti preoccupazioni per quello che sta accadendo in questi giorni sul fronte politico italiano”, spiega Russo, “l’attacco speculativo in corso nei confronti del nostro paese non ha alcuna analogia con quanto sperimentato nel 2011 se parametrato allo stato di salute delle aziende italiane, alla situazione congiunturale del paese e al contesto economico globale”. L’emotività, al contrario, rappresenta secondo Russo il nemico comune con il quale convivere durante queste fasi di mercato.
“Sembra trascorsa una vita, eppure appena sessanta giorni fa osservavamo con un certo orgoglio che nel primo trimestre dell’anno gli investitori globali avevano fortemente puntato sull’Italia nonostante le incertezze legate allo scenario politico nazionale post elettorale”, osserva il manager.
“Il 31 marzo scorso la Borsa Italiana era l’unica positiva da inizio anno, con l’indice azionario FTSE MIB 40 che mostrava una performance di ben 9 punti percentuali superiori rispetto al DAX tedesco e, sul fronte obbligazionario, l’indice rappresentativo dei titoli governativi italiani con scadenza compresa tra 7 e 10 anni mostrava una performance trimestrale del 2,5%, caso unico all’interno dell’Unione Europea”.
Alcuni dati tangibili hanno supportato il ritorno di fiducia nei confronti del ’Sistema Italia’: nel primo trimestre dell’anno sono state formalmente chiuse 167 operazioni straordinarie (fusioni/acquisizioni) riguardanti aziende italiane per un controvalore complessivo di circa 10 miliardi di euro, pari al doppio rispetto ai primi tre mesi del 2017.
Le proiezioni per la fine dell’anno sono di un giro d’affari pari a circa 65 miliardi di controvalore, un risultato che rappresenterebbe il record degli ultimi dieci anni. Sul fronte economico, dopo una crescita del pil italiano dell’1,4% nel 2017, le aspettative per il 2018 sono state recentemente riviste al rialzo dal Fondo Monetario Internazionale, che prevede una crescita dell’1,5%.
“Fatte queste premesse, l’indice FTSE MIB 40, nelle ultime sedici sedute borsistiche, ha ceduto il 13% circa azzerando del tutto il vantaggio rispetto all’indice tedesco; il tasso di interesse sui Btp a 10 anni nello stesso periodo è balzato dall’1,73% al 3,13%, il rendimento sul Btp a 5 anni dallo 0,41% al 2,83% e infine sul Btp a 2 anni da -0,35% all’1,89%”, osserva Russo.
“Lo spread tra titoli governativi decennali italiani e tedeschi, in poco più di tre settimane, è passato da 120 punti base a 288 punti base dopo avere sfondato quota 320”, prosegue il manager, “e i titoli bancari in Borsa hanno ceduto mediamente 20 punti percentuali dopo avere realizzato nel primo trimestre del 2018 i migliori risultati di bilancio degli ultimi 10 anni”. Le buone notizie elencate, conclude l’ad di Assiteca Sim, “possono e devono rappresentare la migliore medicina per affrontare la volatilità di breve termine e per sperare che presto la razionalità torni a prevalere sulla paura”.
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