La chiusura del governo federale più lunga della storia americana è terminata, ma i nodi non sono stati sciolti. Ecco il probabile impatto su economia, Fed e mercati
Dopo 43 giorni, negli USA lo shutdown dei record è finito. Il presidente Donald Trump canta vittoria, i mercati tirano il fiato, ma è tempo di fare la conta dei danni: è difficile infatti che lo stop del bilancio federale più lungo della storia moderna, che ha paralizzato il traffico aereo, tagliato gli aiuti alimentari agli americani a basso reddito e costretto oltre un milione di lavoratori a rinunciare allo stipendio per più di un mese, non abbia ripercussioni. Inoltre, come sottolineano i gestori, le cause dell’impasse tra repubblicani e democratici non sono state affatto risolte, ma solo rimandate al prossimo 30 gennaio.
“Questa chiusura dell’amministrazione pubblica è stata particolarmente prolungata ed è difficile che non lasci strascichi per un periodo di tempo più lungo”, afferma Ombretta Signori, head of macroeconomic research and strategy di Ofi Invest Am. Che fa notare come alcuni dati pubblicati da enti privati mostrino il rischio di un nuovo rallentamento del mercato del lavoro, con un aumento dei licenziamenti e una riduzione dei posti vacanti. “Per quanto riguarda i consumi, l’indicatore delle vendite al dettaglio di ottobre, pubblicato dalla Fed di Chicago, indica una frenata rispetto al terzo trimestre, ma senza cali significativi”, precisa.
Dennis Shen, senior director Scope Ratings
Secondo Dennis Shen, macroeconomic council di Scope Ratings, è probabile che gran parte dell’attività economica persa nelle ultime settimane venga recuperata. E anche se il PIL del quarto trimestre probabilmente si ridurrà di diversi decimi di punto, buona parte di questo calo dovrebbe essere compensata da un risultato più solido nel primo trimestre del 2026. Tuttavia, avverte, “questo shutdown potrebbe lasciare un segno duraturo a causa della sua durata record”. Il Congressional Budget Office ha stimato che circa 11 miliardi di dollari di attività potrebbero essere andati perduti in modo permanente e, secondo Shen, “la chiusura ha aggravato le difficoltà economiche, come la stagnazione delle assunzioni e un’inflazione persistentemente elevata”. Senza contare, aggiunge, che le restrizioni nei principali aeroporti rimarranno per diversi giorni, alcuni viaggiatori potrebbero non riprenotare i loro voli, così come alcuni pasti al ristorante persi per il blocco dei sussidi alimentari potrebbero non essere recuperati.
La Fed e la mancanza di dati
Per quanto riguarda la Federal Reserve, cui lo shutdown ha sottratto dati cruciali per stabilire il percorso della politica monetaria, secondo Signori la situazione resta complicata. “Si stanno scontrando il rischio di ribasso legato a un mercato del lavoro ancora traballante e quello di una nuova risalita dell’inflazione”, osserva. Chiarendo come tutto questo stia inevitabilmente creando forti divergenze all’interno del Fomc.
Flora Dishnica, investment manager di Pictet Am
Sulla stessa lunghezza d’onda Flora Dishnica, investment manager di Pictet Asset Management, secondo cui la ripresa della pubblicazione dei dati ufficiali consentirà di completare il quadro macro che attualmente è solo parziale. “Permane comunque una significativa incertezza riguardo la futura composizione della Fed, in attesa della nomina del prossimo governatore”, sottolinea però l’esperta. Un elemento cruciale, a suo parere, per comprendere l’orientamento della politica monetaria post Powell.
Detto questo, però, i gestori concordano sul fatto che i nodi politici sono ancora tutti da sciogliere. “Entro il 30 gennaio si prospetta un altro dibattito sullo shutdown”, avverte Shen. Infatti, aggiunge Signori, “ciò che è stato approvato non è lo stanziamento di un bilancio extra che Washington potrà portare fino all’approvazione della prossima legge di bilancio, ma di fondi che vadano a rifinanziare in modo temporaneo i segmenti più critici”. Pertanto, precisa, “più che essere risolti, i problemi sono solo rimandati e si ripresenteranno, verosimilmente, a gennaio del prossimo anno”.
Le conseguenze per gli investitori
In conclusione, Dishnica osserva come lo scenario attuale ruoti intorno a tre temi: la crescita degli Stati Uniti, attorno al potenziale, che impone una valutazione dello stato dell’economia; i mercati azionari statunitensi, che continuano ad essere sostenuti dal tema della tecnologia; e le attese per una prosecuzione dei tagli anche nel 2026 da parte della Fed, con il timore che questi possano essere pesantemente influenzati dalla Casa Bianca. “Confermiamo la validità degli investimenti nel settore tecnologico per i portafogli, pur adottando una maggior cautela in chiave tattica”, afferma. Spiegando che si prospettano potenziali incertezze nel passaggio al nuovo anno, dato il contesto caratterizzato da aspettative e valutazioni particolarmente elevate. Inoltre, avverte Dishnica, “eventuali nomine che potrebbero minare la credibilità della Fed, rischiano di innescare una nuova fase di debolezza per il dollaro statunitense che, nei nostri portafogli, rimane quindi coperto”.
Per i mercati, mercoledì il Fomc ridurrà i tassi e manterrà un tono restrittivo sul 2026. Secondo i gestori, il ciclo non è terminato ma una sforbiciata a gennaio è improbabile. La variabile chiave? Il successore di Powell
Secondo l’Investment Institute dell’asset manager il tech statunitense continuerà a guidare economia e mercati. View positiva su finanziari europei e infrastrutture ma la vera diversificazione rischia di essere (quasi) un miraggio
Secondo uno studio di Banca del Fucino, un deciso calo delle quotazioni è altamente probabile. Ma non è detto che si trasformi un un crollo generalizzato. E in pericolo ci sono anche le Mag-7
Il 2026 si apre come un anno di transizione in cui l’economia globale rallenta senza però sfociare in recessione. Secondo l’Investment Outlook di Amundi, i mercati hanno mostrato una sorprendente resilienza agli shock geopolitici, mentre la crescita mondiale dovrebbe mantenersi intorno al 3%, trainata soprattutto da Asia ed economie emergenti
Nel nuovo scenario, crescita globale ancora solida, IA protagonista e un’Italia più stabile. Ma tra dazi, geopolitica e tassi elevati, il prossimo anno richiederà portafogli più pazienti e selettivi
Immobiliare, loans bancari e CLO, ma anche azionario ex-US e materie prime industriali. “La traiettoria della crescita globale è positiva. I maggiori rischi potranno venire dall’inflazione”. La view della casa di gestione spiegata da Paul Jackson, global market strategist EMEA
Tra gli acquisti delle banche centrali, quelli boom da parte degli investitori retail e una Fed accomodante, il rally continuerà. E un’eventuale correzione azionaria potrebbe rivelarsi un’opportunità
Nella view per il nuovo anno, c’è un mondo che riparte tra politiche fiscali attive, AI e un’Europa (Italia compresa) pronta a tornare in gioco. Attenti però al rischio inflazione
Il Pil mondiale calerà al 2,9% nel 2026 per poi risalire al 3,1% nel 2027. “I dazi faranno salire i prezzi”. Migliorano lievemente le previsioni per Usa ed Eurozona. Roma sotto l’1%, ma promossa sui conti
Poche IPO, performance selettive e investimenti senza precedenti rafforzano le convinzioni della casa sulla forza del trend. Ma attenzione a concentrazione ed eccesso di euforia. Il fund manager Wick: “Dalla selezione al focus sulle infrastrutture, ecco come costruire un posizione”
Branner e Diggle non temono la bolla AI, ma preferiscono il tech cinese. Per i titoli di Stato meglio le scadenze brevi, mentre sul dollaro la view torna neutrale. La parola d’ordine? Diversificare
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio