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Il ranking ESG.IAMA Private mostra un punteggio generale decisamente migliorabile. Ma una Sgr è alla ricerca di una verifica della propria identità sostenibile
Sul fronte della sostenibilità, i gestori patrimoniali attivi nei private market sono sulla buona strada ma il percorso resta ancora lungo. Spicca però un grande interesse per la verifica della propria identità ESG, manifestato da uno su tre, a prescindere dall’abilità nel proporre prodotti allineati ai criteri di finanza etica. È quanto emerge dal progetto ESG.IAMA Private (Esg Identity Asset Manager Assessment), che ha avviato insieme al Fondo Italiano d’Investimento SGR una mappatura quantitativa e comparabile del livello di sostenibilità di questi gestori.
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Uno su tre vuole misurare la propria sostenibilità
A livello generale del ranking, sulla base di un punteggio massimo ottenibile di 100, la media dei partecipanti ha ottenuto 36,92 punti e il primo posto si è attestato a quota 51,01. Dunque, il margine di miglioramento si rivela estremamente ampio: ben 48,99 punti dal massimo. Tuttavia, riguardo alla consapevolezza della necessità di integrare i fattori ESG nella propria identità, 23 SGR sulle 80 individuate hanno accettato di partecipare a questa prima edizione del progetto: si tratta di un totale di masse in gestione pari a 125 miliardi. Questi gestori hanno dovuto compilare un questionario, strutturato in 73 quesiti per cinque macro-sezioni e 19 sotto-sezioni, consentendo l’analisi di 240 indicatori chiave di prestazione capaci di rappresentare in modo oggettivo la sostenibilità della società. Uno sforzo che ha richiesto il lavoro di un team specifico per circa una settimana nelle varie case di gestione. Proprio un iter tanto complesso e la consistente percentuale di società che ha accettato di partecipare all’indagine dimostrano l’elevato interesse per la verifica della propria identità ESG e la sempre più pressante richiesta di trasparenza da parte del mercato.
L’attenzione all’ESG Identity aumenta
“Per Fondo Italiano misurare in modo oggettivo la propria identità ESG non rappresenta solo un esercizio di rendicontazione ma un atto di responsabilità verso il mercato e gli investitori”, sottolinea il direttore commerciale della società Roberto Travaglino. Che rimarca come costruire parametri condivisi significhi “rafforzare la fiducia e contribuire a un ecosistema del private capital più consapevole, competitivo e orientato a creare valore nel lungo periodo”. Dal canto suo Luca Testoni, fondatore di ET.Group, fa notare come ESG.IAMA Private abbia ottenuto una partecipazione al debutto oltre le aspettative. “È la conferma che gli operatori hanno recepito la necessità di integrare la sostenibilità nella propria identità e non solo nei prodotti”, evidenzia, “perché questa integrazione è ciò che il mercato richiede”.
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La strada verso la sostenibilità è ancora lunga
I risultati del ranking ESG.IAMA verranno presentati nel dettaglio il 19 novembre al salone.SRI 2025 ma, dagli indici principali, emerge appunto che la strada verso la sostenibilità dei gestori attivi nei mercati privati è ancora lunga. In fatto di Corporate ESG Identity, ad esempio, la media dei partecipanti ha ottenuto 35,44% punti e il primo posto si è fermato a quota 50,08%. Per l’indicatore ESG Investment Process, le due percentuali sono rispettivamente del 50,36% e 64,46% mentre, per l’ESG Asset Management, si attestano a 46,07% e 70%. Guardando all’ESG & SRI Product Offering ,si nota il divario maggiore: una media del 19,21% e il totale migliore a quota 72,22%. Infine, per la Beyond Compliance, le due quote sono del 14,49% e del 47,12%.
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