La maggior parte degli asset manager ha anticipato le previsioni sull’avvio de tagli dei tassi. Ma c’è chi si dimostra più cauto
L’indicazione arrivata dalla Federal Reserve statunitense sulla fine del maxi ciclo restrittivo e sui costi di prestito più bassi nel 2024 ha immediatamente dato una forte spinta alla propensione al rischio. E ora i trader stimano superiore al 70% la possibilità di un taglio dei tassi già a marzo, contro il 50% circa di una settimana fa. Anche i gestori hanno rivisto le loro aspettative, anticipando le previsioni di un allentamento, ma alcuni di loro sono più cauti e, pur riconoscendo la svolta dovish di Jerome Powell, temono una ripresa dell’inflazione.
Secondo Whitney Watson, co-head e co-cio di fixed income and liquidity solutions di Goldman Sachs Am, la forte crescita economica e gli indicatori del mercato del lavoro sottintendono un passaggio immediato al taglio dei dei tassi. “Se la disinflazione dovesse continuare nei prossimi mesi, ci aspetteremmo una normalizzazione delle politiche a partire dalla prossima estate”, afferma. Ora l’esperta prevede un primo taglio dello 0,25% a giugno, con il Fomc che seguirà un approccio oculato per raggiungere un livello di tassi del 4,25%-4,5% entro fine 2024. Livello leggermente al di sotto alla proiezione mediana aggiornata dei policymaker. “Tuttavia, poiché i potenziali rischi al ribasso della crescita superano i rischi al rialzo dell’inflazione per la prima volta da diversi anni, riteniamo che sia sempre più opportuno aggiungere duration insieme all’esposizione agli asset a reddito fisso di alta qualità”, avverte la Watson.
Per gli analisti di Ing, sebbene 75 punti base siano meno di quanto previsto dai mercati finora, la previsione del dot plot ha rafforzato le aspettative di una forte riduzione del costo del denaro nel 2024. “La Fed sembra credere di poter tagliare i tassi perché il calo dell’inflazione farà salire i costi reali dei prestiti ma, date le nostre previsioni più caute sulla crescita, pensiamo che finirà per essere più aggressiva sui tagli di quanto si pensi ora”, spiegano.
Tiffany Wilding, north american economist di Pimco
Anche secondo Tiffany Wilding, North American economist di Pimco, i funzionari Fed sembrano sempre più fiduciosi del raggiungimento di un atterraggio morbido. “Dopo che il Fomc ha discusso la prospettiva di una riduzione del costo del denaro in questa riunione, l’attenzione si è spostata su quanto presto e su quanti tagli verranno effettuati”, osserva. E, a suo parere, con un’economia che continua a mostrarsi solida, i banchieri centrali vorranno vedere ulteriori prove di un calo dell’inflazione prima di allentare la politica monetaria. “Tuttavia, la storia suggerisce che una volta che la Fed inizierà a tagliare, potrebbe rivelarsi più rapida di quanto suggerito dal percorso mediano dei tassi d’interesse per il 2025”, precisa.
Di parere diverso Álvaro Sanmartín, chief economist di Amchor IS, che comunque riconosce come lo scenario di atterraggio morbido e disinflazione prospettato dalla Fed appaia ragionevole e non richieda ulteriori strette. “Allo stesso tempo, ho però l’impressione che il tono della conferenza stampa di Powell sia stato troppo dovish e che sarebbe stato più prudente prevedere solo due tagli dei tassi invece che tre”, nota. Per l’esperto, infatti, il Fomc ha aperto la porta a un ulteriore allentamento che rischia di riattivare le pressioni inflazionistiche, nella misura in cui la domanda aggregata potrebbe tornare a crescere al di sopra dell’offerta potenziale. “In ogni caso, finché non arriverà quel momento, tutto lascia pensare che gli asset rischiosi continueranno a fare festa”, aggiunge.
Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management
Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global WealthManagement, punta l’attenzione sul fatto che bond e azioni Usa siano salite dopo l’annuncio dell’istituto centrale. “Nel complesso, le obbligazioni rimangono l’asset class preferita, mentre le iniziative della Fed sostengono l’opinione secondo cui il reddito fisso ha ancora da guadagnare nel 2024. Inoltre, si prevede che i rendimenti del Tesoro Usa a dieci anni termineranno il 2024 al 3,5%”, conclude.
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