Per il fondatore di Bridgewater, Moody’s sottovaluta i rischi dell’enorme debito pubblico americano. Per onorare i suoi impegni, il governo federale potrebbe infatti stampare moneta. Con enormi perdite per gli obbligazionisti
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
“Il vero rischio non è il default, ma la svalutazione del dollaro”. L’allarme, di quelli da far tremare i polsi agli investitori, è arrivato da Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund numero uno al mondo Bridgewater Associates e tra le personalità più stimate a Wall Street. All’indomani del downgrade di Moody’s, il multimiliardario è infatti intervenuto via social a rincarare la già massiccia dose di nervosismo sui mercati, prospettando uno scenario ben peggiore di quello paventato dall’agenzia di rating e da molti analisti.
Per Dalio, che secondo Forbes ha accumulato un patrimonio di circa 14 miliardi di dollari, il taglio del rating statunitense da parte di Moody’s copre solo una parte dei rischi cui stanno andando incontro gli obbligazionisti. Venerdì scorso l’agenzia ha tolto agli Stati Uniti la tripla A, puntando il dito proprio sul peggioramento del quadro fiscale dovuto all’aumento del debito pubblico. Nel mirino soprattutto il nuovo disegno di legge di bilancio in discussione al Congresso, che non farebbe altro che incrementare il deficit e il pagamento degli interessi già in aumento. Tuttavia, per il co-direttore degli investimenti di Bridgewater il mancato pagamento dei propri obblighi debitori da parte del governo federale (scenario improbabile al momento, secondo Moody’s) non è il pericolo maggiore.
Il vero pericolo è la svalutazione del dollaro
Non è la prima volta che Dalio punta l’attenzione, con toni allarmistici, sul traballante bilancio della prima economia del mondo. Ma questa volta tratteggia un rischio concreto. A suo avviso, infatti, gli analisti di Moody’s non hanno preso in considerazione “il pericolo maggiore”, soffermandosi cioè sulla punta dell’iceberg. “Bisogna sapere che le agenzie di rating tendono a sottovalutare i rischi effettivi legati al credito, perché si limitano a valutare la possibilità che un governo non ripaghi il proprio debito”, ha spiegato in un post su X. Moody’s e colleghi, ha quindi avvertito, “non tengono conto di un pericolo ben più grave: quello che i Paesi fortemente indebitati decidano di stampare moneta per onorare i propri impegni, con la conseguenza che i detentori dei titoli subiscono perdite non perché ricevono meno denaro, ma perché quello che incassano vale meno”.
In sostanza, se gli Stati Uniti si limitassero a stampare più dollari per onorare il proprio debito, invece di ridurre la spesa pubblica o incrementare le entrate, l’aumento dell’offerta di moneta causerebbe inflazione. E il denaro con cui gli obbligazionisti verrebbero rimborsati avrebbe un valore reale inferiore. “In altre parole, per coloro che hanno a cuore il valore del proprio denaro, i rischi per il debito pubblico statunitense sono maggiori di quanto le agenzie di rating stiano comunicando”, ha quindi rimarcato Dalio. Secondo cui, appunto, tale minaccia si sta facendo sempre più concreta proprio a causa della gestione poco virtuosa dal punto di vista dei conti pubblici della nuova amministrazione guidata da Donald Trump.
Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, a marzo gli investitori hanno attuato un deleveraging controllato, riducendo il sovrappeso azionario. Ma hanno agito diversamente dalle precedenti crisi
In uno dei suo celebri memo, il co-fondatore Oaktree invita alla prudenza: “Redemption in aumento e timori sul segmento del direct lending riaccendono il dibattito sui rischi del settore”. Ma avverte: attenzione a fare paragoni con la crisi del 2008
L’economia britannica è cresciuta dello 0,5%. Ma gli occhi sono puntati sui dati marzo, che mostreranno i primi effetti dello shock energetico su inflazione ed espansione
La banca guidata da Andrea Orcel lancia i suoi primi exchange traded funds sulla piattaforma Onemarkets in partnership con la casa francese. Un passo strategico per rafforzare il presidio nel risparmio gestito, ampliando la base clienti e intercettando i nuovi trend dell’industria
Dallo Yearbook 2026 di UBS emerge una costante: nel tempo le azioni superano obbligazioni e liquidità. Ma inflazione, concentrazione dei mercati e il ritardo italiano mostrano che il tempo da solo non basta. Serve diversificazione
Uno studio di Morningstar mostra che l’elevata concentrazione amplifica la dispersione dei rendimenti e i drawdown, rendendo cruciale la selezione nei fondi più ‛audaci’. Ma sul lungo periodo sono le strategie a esposizione distribuita a offrire risultati stabili e sostenibili. Incluse quelle passive
Nella lettera trimestrale, il ceo della casa lancia l’allarme sugli effetti del conflitto in Medio Oriente per il quadro macro. E sui portafogli avverte: “Sotto pressione anche la diversificazione tradizionale. La sua ricetta per portafogli adattivi
Tra tensioni in Iran, petrolio e transizione industriale, il cio della casa individua rischi di breve termine ma anche opportunità strutturali per gli investitori globali
Sondaggio BofA: ad aprile il sentiment è crollato ai minimi da giugno 2025. Ma una recessione resta improbabile. Liquidità stabile e lontana dal picco, petrolio e chip le posizioni più affollate
Il World economic outlook: se la guerra dura a lungo, l’aumento del Pil può crollare fino al 2%. Limate le stime per tutti i Paesi, Italia compresa (+0,5%). Solo Russia e India migliorano. Alle banche centrali: piano con gli aumenti dei tassi
Nonostante l’incertezza macro, gli investitori nordamericani continuano a sostenere il mercato. Dal report di Preqin emerge una domanda solida per private equity, credito e infrastrutture. Con implicazioni rilevanti per l’evoluzione dei prodotti e la costruzione dei portafogli
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio