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Banca del Fucino ha preso in esame 15 variabili economiche: rispetto all’era Biden, 7 mostrano un trend positivo e 8 negativo
Dollaro, conti pubblici, bilancia commerciale, economia: come stanno davvero gli Stati Uniti dopo un anno di presidenza Trump? Bene, ma non benissimo. Le policy implementate dalla Casa Bianca hanno infatti prodotto effetti positivi in alcuni ambiti, ma non hanno ottenuto grossi benefici in altri, che risultano in condizioni peggiori rispetto all’era Biden. A tracciare il bilancio sono gli analisti Ufficio Studi di Banca del Fucino, che smentiscono dunque sia le previsioni catastrofiche che quelle rosee, precisando come si tratti ovviamente di un quadro parziale, dal momento che molte politiche hanno bisogno di tempo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Per ora, però, i conti si chiudono praticamente in parità: sulle 15 variabili analizzate, 7 mostrano infatti un trend positivo e 8 negativo.
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Problemi vecchi, proclami nuovi
“Tra annunci di dazi commerciali su vasta scala, numerose sospensioni e retromarce sulle policy implementate, ripetuti scontri con la Federal Reserve e un approccio altamente assertivo sul piano delle relazioni internazionali, questo secondo mandato trumpiano è stato all’insegna della discontinuità con il passato”, scrivono gli esperti. Solo nei modi però, precisano, dal momento che i nodi di fondo che le politiche economiche di Trump mirano a risolvere sono gli stessi delle presidenze che si sono succedute almeno dalla grande crisi del 2008: declino della manifattura nazionale, deficit commerciale, deficit e debito pubblici, ruolo internazionale del biglietto verde.
America first? Luci…
Dati consuntivi del 2025 alla mano, la ricerca della Banca del Fucino sgombra subito il campo da ipotesi catastrofiste: le politiche trumpiane non hanno portato affatto al tracollo dell’economia a stelle e strisce paventato da alcuni. La crescita si è infatti mantenuta relativamente robusta, al 2,2% e il tasso di disoccupazione è rimasto inferiore al 4,5. Persino l’inflazione, prevista in forte rialzo a causa dei dazi, è rimasta in media su livelli inferiori a quelli del 2024, anche se si registrano forti rincari su una vasta serie di prodotti intermedi e strumentali. Secondo gli analisti, lo scorso anno ha inoltre visto la produzione manifatturiera tornare a crescere, con una variazione pari al 2,6% a gennaio 2026 che ha posto fine a oltre due anni di contrazione della produzione. In lieve miglioramento è risultato anche il saldo della bilancia commerciale che, pur restando in negativo per 901,5 miliardi, ha interrotto il trend di forte crescita del deficit registrato l’anno prima. Molto più modesti, invece, gli impatti sul fronte del debito e del deficit pubblici.
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…e ombre
Tuttavia, stando allo studio, neppure i sostenitori della trumpnomics hanno visto soddisfatte le loro aspettative. Il settore manifatturiero, per esempio, ha sì visto la produzione tornare a crescere, ma senza che tale incremento si traducesse in un aumento dell’occupazione del settore, calata invece di 108mila unità in un anno. In peggioramento è risultato poi il saldo della bilancia commerciale lato beni, con il deficit che è passato da 1215,4 a 1240,9 miliardi in un anno, nonostante l’imposizione di dazi sull’import. La crescita economica è rallentata, e lo stesso è accaduto all’occupazione. Anche le performance di borsa sono state inferiori all’anno precedente. Con l’aggravante, per gli investitori esteri, di una significativa svalutazione del dollaro (-15% rispetto all’euro).
Prospettive incerte
Quanto alle prospettive, per gli esperti di Banca del Fucino c’è nebbia fitta su più fronti. La politica dei dazi è infatti stata sconfessata dalla Corte Suprema e non è chiaro cosa succederà. Ma soprattutto, con diversi partner commerciali di rilievo come la Cina devono essere ancora raggiunte le intese definitive. A tutto questo si aggiunge ora la guerra in Medio Oriente, che apre e amplifica scenari estremamente incerti, con potenziali forti ripercussioni sia sul piano geopolitico che su quello economico e dei mercati finanziari, soprattutto nel caso di un prolungamento o di un allargamento del conflitto. “Sarà probabilmente necessario un orizzonte pluriennale per comprendere con maggiore precisione la direzione che intraprenderà l’economia della principale potenza mondiale e per valutare pienamente gli effetti della politica dell’amministrazione Donald Trump”, concludono dunque gli analisti. Per ora il risultato è modesto.

Fonte: Banca del Fucino
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