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L’Europa brucia altri 683 miliardi di euro: Milano maglia nera (-5,2%). Asia al tappeto. Altissima volatilità a Wall Street, mentre il presidente Usa alza il tiro con la Cina. Come proteggere i portafogli guardando al lungo periodo
Non si attenua il panico sui mercati scatenato dai dazi del presidente USA, Donald Trump. Archiviate due sedute nere, le piazze asiatiche sono andate di nuovo al tappeto e l’Europa ha bruciato altri 683 miliardi di euro, portando a quota 1.924 i miliardi andati in fumo dall’annuncio della nuova politica commerciale a stelle e strisce. Altissima la volatilità a Wall Street, dove gli indici hanno mostrato un parziale recupero sulla scia della notizia – immediatamente smentita dalla Casa Bianca – di un congelamento di 90 giorni dell’entrata in vigore delle tariffe trumpiane, per poi chiudere contrastati (Dow Jones -0,91%, Nasdaq +0,10%, S&P 500 -0,23%).
Nel Vecchio continente il listino peggiore è stato ancora quello di Milano, che ha chiuso con un ribasso del 5,2% ed è tornato sotto la soglia dei 33mila punti, seguito a stretto giro da Madrid, in rosso del 5,1%. Male anche Parigi e Amsterdam, in calo del 4,7%. Londra ha ceduto il 4,4%, mentre Francoforte ha perso il 4%. Che sarebbe stato un lunedì nero si era capito sin dal mattino, con le borse asiatiche che hanno terminato con un tracollo: Tokyo -7,83% (terza peggiore seduta della sua storia), Hong Kong -11,6%, Shanghai -7,6%, Shenzhen -10,5% e Seul -5,57%. L’euro ha tenuto quota 1,09 contro il dollaro, mentre il petrolio a New York è sceso anche al di sotto dei 60 dollari, ai livelli minimi degli ultimi quattro anni, per poi muoversi di poco sopra questa soglia psicologica.
Allarme tra i ceo di Wall Street
Intanto la Fed ha annunciato una riunione ‘a porte chiuse’ con al centro i tassi di interesse. I mercati non escludono che Jerome Powell e colleghi possano annunciare un taglio di emergenza prima dell’incontro di maggio. A convincere i governatori dell’istituto centrale potrebbero essere le indicazioni poco rassicuranti che continuano ad arrivare dagli economisti. In tantissimi hanno infatti rivisto al ribasso le stime di crescita Usa e al rialzo le probabilità di una recessione. E pesanti alert sono arrivati anche dagli stessi sostenitori di Trump: Bill Ackman, fondatore del fondo Pershing Square, ha avvertito che il mondo rischia “un inverno nucleare economico”, mentre del ceo di Jp Morgan Chase, Jamie Dimon, ha detto chiaramente che i dazi possono portare alla recessione e a un aumento dell’inflazione. La guerra commerciale fa paura anche ai manager di alcune delle più grandi banche del mondo che, secondo Sky News, hanno avuto una ‘call’ sugli effetti dei dazi sui mercati finanziari e sull’impatto per l’economia globale. Vi avrebbero partecipato i responsabili dei maggiori istituti di credito tra i quali Bank of America, Barclays, Citi e Hsbc Holdings.
Il presidente Usa, però, dopo aver parlato dei dazi come di una “medicina” necessaria, ha esortato gli americani via social, raccomandando loro di “non essere stupidi” e di “avere coraggio”. In un contesto così volatile, la domanda su come proteggere i portafogli guardando al lungo periodo diventa centrale per gli investitori.
La view dei gestori
L’annuncio dei dazi e la risposta cinese hanno suscitato immediate reazioni tra i gestori patrimoniali. Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, ha sottolineato come il “Liberation Day” statunitense potrebbe ridurre il PIL americano di un ulteriore 1,5%. “L’economia statunitense quest’anno rischia la recessione, con l’inflazione che accelera nuovamente”, ha dichiarato. Anche Antonio Cavarero, head of Investments di Generali Asset Management, ha messo in guardia sugli effetti delle tariffe: “fino a quando Trump non darà segno di essere disposto a mitigare tali misure, tutti i mercati dovranno prezzare scenari di crescita più bassa e inflazione più alta”. “L’allocazione dei portafogli non può che dipendere dagli scenari che si svilupperanno: in particolare, la fiducia nel dollaro e nell’eccezionalità dei mercati americani potrebbe essere danneggiata seriamente da quanto sta succedendo, con tutto quello che consegue per gli asset americani”, ha spiegato inoltre Cavarero.
Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners, ha sottolineato come sia fondamentale in queste situazioni evitare reazioni impulsive: “vendere in preda al panico può cristallizzare perdite che spesso, col senno di poi, risultano temporanee. Manteniamo invece lo sguardo sui fondamentali: molte aziende di qualità conservano bilanci solidi e vantaggi competitivi che permetteranno loro di superare anche questa fase difficile. In particolare, realtà con business resilienti o esposte a trend strutturali di lungo periodo possono rappresentare una guida anche in contesti avversi.” “Gli stress di mercato possono offrire opportunità di acquisto selettive”, ha aggiunto Calef, “ma è fondamentale mantenere un portafoglio ben diversificato per assorbire meglio gli shock”.
Simon Wiersma, investment manager di ING, ha commentato: “Nel medio termine, è probabile che i dazi continuino a generare volatilità sui mercati azionari globali. Gli approcci basati sul value investing e sulla rotazione settoriale possono offrire maggiore resilienza”.
Per Mauro Valle, head of fixed income di Generali Asset Management, i timori del mercato di una recessione globale sono elevati e ben fondati. “Il panorama degli investimenti dipenderà dall’inflazione, dato che la crescita degli Stati Uniti è stagnante o potenzialmente negativa”, avverte. Quanto all’Eurozona, invece, per l’esperto i dazi potrebbero avere un impatto negativo moderato sulla crescita che però sarà compensato dalla spesa fiscale tedesca verso la fine del 2025 e nel 2026. “Pertanto, possiamo mantenere una posizione moderatamente sovrappesata nei Bund e monitorare il livello del 2,5% per decidere se ridurre o meno”, spiega. Aggiungendo che il vero rischio per l’IG europeo è una recessione genuina (non solo tecnica), “quindi per ora possiamo continuare a mantenere una posizione neutrale”.
Secondo Mario Unali, head of investment advisory di Kairos, la Casa Bianca è attenta, anche se non lo dichiara, all’andamento dei mercati e a quello dell’economia reale, e si sta avvicinando alla “soglia del dolore” oltre la quale i ribassi delle borse rischiano di erodere il consenso di cittadini e parlamentari. Quindi è lecito pensare che la configurazione attuale del commercio tra Paesi non sia quella definitiva. “I bond offrono oggi la migliore forma di protezione grazie alle aspettative di minori tassi di interesse e alla possibilità concreta di un rallentamento almeno parziale della crescita”, sostiene. Mentre avverte che sull’azionario ha senso tenere i nervi saldi e non lasciarsi trasportare né dal panico né dall’ottimismo. “Prima di rientrare su mercati così volatili, attendiamo con disciplina e pazienza il conforto di notizie concrete e provvedimenti davvero distensivi. Saremo allora pronti a sfruttare le opportunità di acquisto che si sono spesso create in periodi di simile paura”, chiarisce.
Da un punto di vista multi-asset Michael Walsh, solutions strategist, global investment solutions team di T. Rowe Price, ricorda che apportare modifiche sostanziali all’asset allocation in tempi di forti turbolenze lascia il portafoglio esposto alla possibilità di perdere i miglioramenti del sentiment degli investitori. “È possibile che il mercato risponda positivamente a qualsiasi notizia relativa alla risoluzione dell’attuale situazione commerciale. Pur rimanendo cauti ed essendoci allontanati in particolare dall’azionario statunitense nelle ultime settimane, abbiamo mantenuto livelli di rischio vicini ai benchmark nei nostri portafogli multi-asset”, afferma.
L’ira contro Pechino e la stretta via della politica
Trump ha anche annunciato un nuova escalation commerciale contro Pechino, dopo che il Paese asiatico ha pareggiato i dazi imposti dalla Casa Bianca. “Se entro domani, 8 aprile 2025, la Cina non ritirerà il suo aumento del 34% rispetto agli abusi commerciali già in atto da lungo tempo, gli Stati Uniti imporranno alla Cina tariffe aggiuntive del 50%, a partire dal 9 aprile”, ha tuonato via social. Aggiungendo che “tutti i colloqui con la Cina riguardanti i loro incontri richiesti con noi saranno interrotti! I negoziati con gli altri Paesi, che hanno richiesto un incontro, inizieranno immediatamente”.
Intanto, le istituzioni europee e italiane hanno reagito con prudenza alla crisi. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo da Cernobbio, ha dichiarato: “Siamo impegnati in una de-escalation con l’amministrazione Trump. Come governo dobbiamo cercare di mantenere il sangue freddo e valutare gli impatti”. Anche il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno concordato sulla necessità di evitare una guerra commerciale, pur precisando che “nulla è escluso”. Va prendendo forma infatti la bozza delle contromisure di Bruxelles: i dazi che l’Ue metterà in campo dal 15 aprile in due tranche (l’altra è prevista il 15 maggio) prevedono tariffe sui prodotti americani fino al 25%.
Ancora più cauto il premier giapponese, Shigeru Ishiba, che partirà quanto prima per gli Stati Uniti per incontrare Trump. “Dobbiamo sottolineare chiaramente che il Giappone non sta facendo nulla di ingiusto”, ha detto. Il dibattito rimane aperto anche sulle misure di sostegno economico per i settori più colpiti. Giorgetti ha aggiunto: “Gli aiuti per le imprese danneggiate devono essere consentiti dalle regole europee. Serve un approccio pragmatico e razionale”.
Guardando alla settimana appena iniziata, gli operatori restano quindi cauti. Il dialogo a distanza tra Washington e Pechino e le risposte da parte della Fed saranno elementi cruciali per determinare l’andamento dei mercati. Gli investitori attendono segnali chiari di distensione per evitare nuovi crolli e iniziare a ricostruire la fiducia sui listini globali.
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