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Dalla volatilità innescata dagli shock geopolitici al rischio di cristallizzare perdite uscendo dai mercati: l’analisi di Schroders richiama la frequenza storica delle correzioni, la rapidità dei recuperi e il costo del market timing, soprattutto quando si tenta di rifugiarsi nella liquidità
Quando la geopolitica alza il livello di rumore e i listini iniziano a oscillare, la reazione più immediata è quasi sempre la stessa: ridurre l’esposizione azionaria, aumentare la liquidità, rifugiarsi su strumenti percepiti come più stabili. Secondo Duncan Lamont, head of Strategic Research di Schroders, è un riflesso comprensibile ma la storia suggerisce che proprio nelle fasi di maggiore tensione l’istinto difensivo rischia di trasformarsi in una scelta inefficiente. Le turbolenze legate a eventi internazionali hanno infatti spesso generato drawdown rapidi ma anche recuperi altrettanto veloci e l’investitore che esce dal mercato corre il pericolo di rientrare solo dopo che il rimbalzo più significativo si sia già verificato, finendo per cristallizzare perdite che avrebbero potuto riassorbirsi. Il punto non è negare la volatilità ma riconoscere che, nella maggior parte dei casi, rappresenta una variabile con cui convivere dentro un piano e non un segnale che impone un reset del portafoglio.
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I numeri che ridimensionano lo shock
I dati richiamati da Schroders aiutano a mettere in prospettiva la sensazione di eccezionalità che accompagna ogni crisi. “Negli ultimi 54 anni solari, l’equity globale ha registrato almeno una correzione del 10% o più in 31 anni mentre un calo del 20% o maggiore si è verificato in 13 anni (dati riferiti all’indice MSCI World, ndr). La frequenza di questi episodi indica che le fasi di stress non sono anomalie rare ma ricorrenze statistiche all’interno dei corsi azionari”, fa notare Lamont. Un altro elemento spesso sottovalutato è che ribasso e recupero possono coesistere nello stesso anno: “Negli ultimi 50 anni ogni anno ha visto un calo medio massimo del 15% e un aumento massimo del 23%”, spiega l’esperto. In pratica, anche quando l’anno attraversa momenti di sell off, la dinamica di rimbalzo può rivelarsi sufficientemente ampia da compensare le perdite. Non a caso, nelle fasi di incertezza le vendite tendono a colpire …

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