70 Paesi si mobilitano per l’educazione finanziaria
Al via la Settimana Mondiale dell’Investitore per promuovere l'alfabetizzazione finanziaria di base presso giovani e adulti.
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ott-Nov 2017 |
Stiamo parlando delle abitudini di risparmio delle famiglie francesi, dettagliatamente descritte da una recente indagine condotta a settembre da Les Echos con Odoxa e il broker online LinXea.
I risultati sono in qualche modo confortanti se pensiamo che le sofferenze sembrano meno gravi quando sono divise con altri. Francesi e italiani hanno una certa avversione al rischio, spiegata soprattutto dalla mancanza di educazione finanziaria, che spinge il risparmio verso strumenti scarsamente produttivi e con un impatto insufficiente sull’economia reale.
Anche in Giappone si registra una propensione al risparmio tra le più elevate al mondo. Infatti, più della metà della ricchezza finanziaria delle famiglie (oltre 15 trilioni di dollari) è detenuta in contanti o depositi. E anche qui la propensione al risparmio è accompagnata da una forte avversione al rischio e all’investimento in strumenti che supportano scarsamente la crescita del Paese. Un atteggiamento che ha resistito alla dottrina del Quantitative easing della Banca centrale giapponese, che oggi spera in un programma di educazione e formazione finanziaria capace di convincere una nazione di risparmiatori inveterati a impiegare il proprio risparmio verso strumenti a supporto dell’economia reale.
Francia, Italia e Giappone, dunque. Ma che cosa succede negli altri Paesi? Una parte della risposta arriva dall’indagine francese che ha coinvolto anche 2.000 persone provenienti da altri Stati europei. Quando si chiede agli intervistati il loro parere sugli investimenti più aggressivi circa i tre quarti risponde di volerli evitare per non perdere i propri risparmi. Solo il 20% dice di essere disposto a scegliere un impiego più rischioso ma con un migliore rendimento. Questo disincanto sembra diffuso in tutta Europa ed è, ancora una volta, spiegato (a mio parere solo in parte) dalla mancanza di educazione finanziaria.
Per pianificare correttamente i propri investimenti, oggi più che mai il risparmiatore ha anche bisogno di una guida, di un servizio di consulenza capace di portarlo verso gli obiettivi di risparmio. In un’intervista rilasciata a margine dell’ultimo Salone del Risparmio, il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, ha affermato che “la consulenza rappresenta una frontiera sensibile per la nostra industria perché su di essa poggia la sostenibilità della crescita registrata negli ultimi anni e perché attorno a essa si concentra un grosso sforzo di innovazione che coinvolge la finanza comportamentale, la rivoluzione dei robo-advisor e la normativa Mifid II che, con la disciplina della product governance, costituisce uno degli aspetti più innovativi”.
