L’azione militare e politica contro il governo di Caracas segna una nuova fase per la strategia statunitense in America Latina. I mercati hanno reagito con calma ma la mossa apre scenari complessi su energia, alleanze regionali e influenza globale
La cattura dell’ex presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, segna un punto di svolta che va oltre Caracas. Più che un evento di mercato immediato, è un segnale sul futuro degli equilibri energetici, delle alleanze regionali e della postura globale degli Stati Uniti. Nel breve periodo i mercati hanno reagito con freddezza, ma nel medio-lungo termine il ‘caso’ Venezuela potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nell’America Latina, influenzare le catene energetiche occidentali e inserirsi in una più ampia competizione geopolitica che coinvolge Cina, Russia e le principali economie emergenti. È su questo orizzonte, più che sull’impatto immediato degli asset, che si concentrano le vere implicazioni finanziarie della crisi. Sui mercati l’effetto iniziale è stato limitato.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
“Le conseguenze dirette sui portafogli sono state relativamente contenute”, osserva Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, ricordando che “gli asset finanziari venezuelani sono in larga parte assenti dai principali indici globali” e che il Paese oggi rappresenta meno dell’1% della produzione petrolifera mondiale. Anche il prezzo del petrolio ha reagito con moderazione, riflettendo l’idea che un aumento dell’offerta venezuelana, se mai arriverà, richiederà tempo.
Secondo Filipe Gropelli Carvalho, Emerging Markets analyst di DPAM (gruppo Indosuez Wealth Management), il vero nodo resta politico: “È necessario fare molto di più affinché il Venezuela possa diventare una storia di ripresa, perché le dinamiche di potere interne non sono ancora chiarite” e un cambio di regime appare tutt’altro che imminente. Anche nel caso di un maggiore coinvolgimento delle compagnie statunitensi, “qualsiasi tentativo di rilanciare il settore petrolifero richiederà anni”, precisa Carvalho, con…
L’attività economica resta invariata dopo la modesta espansione di dicembre (+01%) e tradisce le attese. Crescono i timori di una nuova pressione sui prezzi, soprattutto in vista dei possibili rincari energetici legati al conflitto in Medio Oriente. Per gli investitori, sfuma l’ipotesi di un nuovo taglio ai tassi
Il nuovo ceo Greg Abel annuncia l’avvio di un programma per il riacquisto di azioni proprie e un investimento personale da 15 milioni di dollari nei titoli della società. Una mossa per ridurre il tesoro cash da oltre 350 miliardi e che molti leggono come il primo segnale di una strategia più attiva sui mercati
Nei primi due mesi dell’anno gli investitori hanno destinato 4,47 miliardi di dollari agli ETF tematici UCITS. Spiccano anche uranio e robotica, mentre l’e-commerce cinese registra i maggiori deflussi
Lo scenario di base dell'agenzia prevede una durata della guerra di circa un mese, ma con “significativi rischi al ribasso”. Più colpiti i Paesi dipendenti dalle importazioni energetiche. Europa meglio preparata rispetto al passato
Secondo gli strategist della società, il conflitto potrebbe frenare nel breve periodo M&A e IPO nel private equity e aumentare la volatilità macro. Complice una frenata dei tagli Fed. Ma nel lungo termine restano interessanti secondari, private credit, real estate e infrastrutture
Dopo il rimbalzo del reddito fisso, il nuovo anno si apre all’insegna dell’asset class. Strategie flessibili, mercati emergenti e gestione attiva al centro delle scelte dei fund selector
Per Ygal Sebban, investment director della casa, il conflitto in Medio Oriente rappresenta uno shock energetico potenzialmente decisivo per l’Asia EM. Ma nello scenario base l’impatto resterebbe gestibile e il ciclo favorevole di questi mercati potrebbe proseguire. Crescita, fattore Cina e intelligenza artificiale i driver
A febbraio l’indice dei prezzi è rimasto al 2,47%. Per i gestori, il Fomc è di fronte a un nuovo rebus. E non toccherà i tassi la prossima settimana. Calano le attese sui tagli
L’Outlook Advant: secondo l’84% l’Area è stabile e affidabile. E per il 66% è la prima meta di sviluppo estero. Cruciali la semplificazione regolamentare e i progressi sul fronte dell’AI e della cybersecurity
Per il ceo della società USA specializzata in soluzioni passive a leva, l’industria sta evolvendo verso strategie più complesse e retail. Spazio a opzioni e nuove tematiche di mercato guidate da IA e geopolitica. Il ritardo dell’Europa? “Serve fare sistema”. E per l’Italia pronti nuovi prodotti
Mentre la tensione sale, il biglietto verde è tornato a rappresentare un porto sicuro. Per gli analisti, resterà ben supportato nel breve, ma nel medio termine potrebbe tornare sotto pressione
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