Dazi, Brexit e non solo. Come sfuggire alla crisi
Le soluzioni dei gestori per resistere alla volatilità puntano su aumento della liquidità, investimento sui megatrend, strategie alternative e naturalmente un’ampia diversificazione di portafoglio
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Dic – Gen 2019 |

È passato un anno dall’entrata in vigore effettiva della Mifid II. E l’industria nel suo complesso si è mossa molto bene, con un miglioramento dei processi interni, come per esempio la definizione dei canali di vendita e di product governance. La produzione e la distribuzione sembra abbiano fatto (bene) il loro lavoro. Tuttavia, questo è solo un lato della medaglia. “Quella che ancora non si vede, che è anche la più attesa, è la modalità con cui la trasparenza dei costi sarà effettuata e soprattutto percepita dalla clientela finale – spiega Sergio Trezzi, managing director e head of retail distribution Emea (ex Uk) & Latam di Invesco – In un settore in cui produzione e distribuzione vengono spesso confuse dal cliente finale, la trasparenza dei costi, e conseguentemente il livello di servizio percepito, diventerà un’importante chiave di lettura dello sviluppo futuro del risparmio gestito e dei suoi attori. Proprio per questo motivo molti pensano che la reale data di entrata in vigore della Mifid II sia gennaio 2019”.
La nuova normativa ha portato con sé un consolidamento dell’industria. Vedremo altre operazioni di M&A nei prossimi anni?
Gli obiettivi di tutela e di trasparenza imposti della Mifid II non possono essere perseguiti senza un importante incremento dei costi e dei processi che gli attori dell’asset management devono sostenere. La rilevanza delle loro dimensioni e la capacità di offrire una molteplicità di soluzioni di investimento diventeranno elementi imprescindibili per sopravvivere e guidare questo settore. Basti pensare che a differenza di altri settori, come quello dell’investment banking o del corporate banking, a oggi esiste ancora una molteplicità di gestori in grado di offrire un numero esiguo di fondi. In un mercato in cui l’architettura guidata farà da padrone per poter realizzare l’insieme dei controlli di qualità richiesti dalle autorità, poter aver accesso a qualunque veicolo di investimento (Etf, fondi, mandati, ndr) e a qualunque strategia di investimento (attiva, passiva, alternative, factor, smart beta, ndr) attraverso un solo interlocutore rappresenta un vantaggio competititvo, anche in termini di condizioni economiche. In questo contesto, Invesco ha effettuato negli anni recenti varie acquisizioni tra cui Guggenheim e Source.
Il 2018 è stato un anno ricco di sfide per gli investitori e il 2019 si prospetta non meno sfidante. Quali sono le strategie per affrontare al meglio l’attuale contesto di mercato?
La gestione del risparmio non è semplice in assoluto, soprattutto se poi ci si trova in un ciclo economico di crescita vicino alla fine e a una politica monetaria espansiva prossima al cambiamento. In questo complesso contesto avere accesso alla qualità, sia gestionale sia di comunicazione, risulta fondamentale. La gestione attiva e dinamica della parte corta della curva sarà importantissima nel corso dei prossimi 12 mesi alla luce della forte volatilità attesa e delle incertezze politiche. Partecipare a investimenti basati su trend di lungo termine, come potrebbe essere l’iniziativa Belt & Road (la nuova Via della Seta), aiuteranno a compensare mercati difficili attraverso investimenti in progetti di finanziamento basati sul lungo termine.
Guardando alla tecnologia, qual è a vostro avviso l’impatto sull’industria del risparmio gestito?
La tecnologia è sempre più importante nella vita di tutti i giorni, e non potrebbe essere diverso per il settore dell’asset management. A differenza di altri settori, dal mio punto di vista l’asset management non corre il rischio di “sostituzione”, come accaduto per esempio sui sistemi di pagamento delle banche. Nel nostro mondo la tecnologia porterà a una migliore qualità della prestazione.
