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Il ricorso ai giudici aveva congelato il piano Ue. Ora gli investitori si aspettano da Lagarde e colleghi indicazioni più chiare sul futuro del Pepp
Berlino scongela il Recovery fund. Come atteso, ma non senza qualche piccolo patema, la Corte costituzionale tedesca ha respinto il ricorso contro il piano europeo di ripresa, giudicandolo legittimo. Lo stop era arrivato a fine marzo scorso, quando i giudici di Karlsruhe avevano accolto l’esame del ricorso presentato dal fondatore dell’Afd. Da allora, il procedimento costituzionale in corso ha di fatto impedito al presidente della Repubblica federale di ratificare la legge votata a larghissima maggioranza da Bundestag e Consiglio delle regioni, congelando quindi l’iter del Recovery.
Mentre quindi da Berlino, o meglio da Karlsruhe, arriva una buona notizia, gli occhi dei mercati restano puntati su un’altra città tedesca, Francoforte. Domani infatti si riunirà il consiglio direttivo della Bce e, pur non essendo attese grosse novità in tema di politica monetaria, gli investitori sono concentrati sulla comunicazione di Christine Lagarde e colleghi, e in particolare sul futuro del Pepp e sulla questione relativa al concetto di ‘condizioni di finanziamento favorevoli’, che sono rimaste sostanzialmente stabili dalla riunione di marzo.
“In effetti – spiega spiega Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am -, i tassi a breve termine e le curve dei rendimenti dei titoli sovrani sono sostanzialmente invariati rispetto a sei settimane fa, ma sono leggermente più alti per i bond decennali. A questo proposito, il ‘significativo’ aumento degli acquisti promesso attraverso il programma Pepp sembra poco ambizioso, con un aumento di circa 3 miliardi di euro a 17 miliardi di euro di acquisti settimanali di asset registrati da marzo”.
Per il resto, come sottolinea Jung, non saranno pubblicate previsioni economiche, che sono invece attesa per il prossimo meeting di giugno. “Per quanto riguarda gli ultimi dati sull’attività, la produzione industriale è sulla buona strada per guadagnare il 4% nel primo trimestre nell’area euro, grazie anche ai dati irlandesi molto volatili (+50%) – precisa l’economista -. Attualmente, l’attività in Germania e Francia è del 5-6% al di sotto dei livelli precrisi, e tra il -1-2% in Italia e Spagna”.
Dello stesso parere è anche Peter Allen Goves, fixed income research analyst di Mfs Im. “Non ci aspettiamo grandi sviluppi nella politica monetaria dalla riunione della Bce di questa settimana – osserva -. Il Pepp è stato incrementato, l’inflazione si sta innalzando (almeno per il momento) e non ci sono nuove proiezioni macro. Anche i dati sul sentiment sono stati consistenti se consideriamo il Pmi e l’indice Ifo. La proattività della Bce ha aiutato a controllare la frammentazione delle obbligazioni governative europee e probabilmente manterrà i tassi core e gli spread relativamente contenuti per il momento”.
Secondo Allen Goves gli sforzi congiunti di politica monetaria e fiscale sosterranno probabilmente l’inflazione e più in generale la ripresa. “Il successo della politica della Bce, il modo in cui è stata determinante per molti movimenti di mercato unita alla sua capacità di reagire alla situazione pandemica nel corso del 2021, sarà probabilmente un tema di interesse per il reddito fisso europeo nel medio termine. Il mercato sarà probabilmente impaziente di saperne di più sulla politica post pandemica, dato che il Pepp resterà in vigore fino a marzo 2022”, conclude.
Nonostante lo scontro che sta emergendo a Francoforte tra falchi e colombe sull’evolversi del Pepp, con i primi che premono per programmare un progressivo ritiro degli aiuti entro il termine già fissato per marzo 2022, anche per Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors, madame Lagarde andrà avanti, ribadirà un messaggio di cautela e conserverà una politica ultra-accomodante, giustificata da una ripresa economica ritardata dalle restrizioni sanitarie.
“I verbali della riunione dell’11 marzo – evidenzia l’esperto – mostrano che la banca centrale non intende aumentare la dotazione complessiva del programma di acquisto di emergenza pandemico di 1.850 miliardi di euro, il che significa che l’aumento degli acquisti di attività alla fine di marzo dovrà essere compensato dopo. Inoltre, la calibrazione degli acquisti sarà rivista su base trimestrale. Tuttavia, è chiaro che la Bce ribadirà la sua volontà di mantenere le condizioni finanziarie più favorevoli per l’area dell’euro, soprattutto perché il suo messaggio è stato finora efficace”.
Per Dixmier l’avvertimento di Francoforte sui tassi ha infatti avuto i risultati attesi. “I rendimenti a lungo termine si sono stabilizzati: il bund tedesco è passato da un minimo di -0,64% a dicembre 2020 a -0,27% a metà aprile. Un aumento di 37 punti base, rispetto a un aumento di 70 punti base del Treasury a 10 anni nello stesso periodo. Gli spread dei titoli di Stato rimangono stabili. La trasmissione della politica monetaria continua a funzionare”, conclude.
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