Visco: “Il Pil può superare il 4%. Indirizzare il risparmio verso le pmi”
31 maggio 2021
di ELENA SCUDIERI
8 min
Nelle Considerazioni finali il governatore definisce il Pnrr di una “formidabile sfida”. Avanti con gli aiuti, ma maggiore selettività. Allarme banche piccole. Sì a un debito Ue
Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia
L’Italia ha dovuto affrontare la peggiore crisi dalla secondo guerra mondiale, ma all’orizzonte c’è una solida ripresa e già quest’anno il Paese dovrebbe mettere a segno una crescita di oltre il 4%. Attenzione però, non è il momento di ridurre gli aiuti che durante la crisi Covid hanno contribuito a tenere in piedi l’economia, anche se andando avanti sarà necessario che diminuiscano diventando più selettivi. È questo il messaggio principale che emerge dalle vaste Considerazioni finali pronunciate come di consueto nel giorno dell’assemblea annuale della Banca d’Italia dal governatore Ignazio Visco, il quale si è soffermato anche sull’importanza di indirizzare verso l’economia reale l’ingente risparmio accumulato dalle famiglie durante l’emergenza pandemica.
L’aumento del Pil potrebbe superare il 4% nel 2021
Secondo il banchiere centrale l’attività produttiva “si sta rafforzando” e “nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un’accelerazione della ripresa”, in particolare è possibile una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest’anno. Ne sono condizione il proseguimento delle favorevoli prospettive connesse con la campagna vaccinale e il buon avvio del Pnrr”.
Proprio grazie all’attivazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, infatti, “l’impatto degli effetti di domanda, tenuto conto dello stimolo all’accumulazione privata attivato dalle complementarità con il capitale pubblico – ha spiegato – potrà portare a un aumento del livello del Pil tra i 3 e i 4 punti percentuali entro il 2026. Significativi effetti aggiuntivi, fino a 6 punti in un decennio, potranno derivare dalle riforme e dai piani di incentivo alla ricerca e all’innovazione”. Nel complesso, secondo il governatore, “un piano efficacemente eseguito, nella realizzazione degli investimenti come nell’attuazione delle riforme, potrebbe elevare la crescita potenziale annua dell’economia italiana di poco meno di un punto percentuale nella media del prossimo decennio, consentendo di tornare a tassi di incremento del prodotto che la nostra economia non consegue da anni”.
Risparmio verso l’economia reale
Tra i motori che Visco indica per la ripartenza del Paese c’è anche il risparmio. “Secondo le nostre indagini più recenti, le imprese già pianificano un deciso aumento degli investimenti; le famiglie appaiono più caute, ma con la normalizzazione della situazione sanitaria e la riduzione dell’incertezza l’elevato risparmio accumulato potrebbe gradualmente tradursi in maggiori consumi”, ha sottolineato evidenziando come la quota di reddito destinata agli accantonamenti ha superato nel 2020 il 15%, il doppio del 2019, vista l’eccezionalità della situazione che ha reso molto caute anche le famiglie non in difficoltà finanziarie.
“Anche se nell’ultimo decennio sono state adottate numerose misure, regolamentari e di natura fiscale, per indirizzare una quota maggiore dell’ingente risparmio finanziario verso le piccole e medie imprese, i risultati conseguiti sono stati modesti, riflettendo in buona parte la scarsità delle emissioni – ha osservato Visco -. È comunque auspicabile che prosegua lo sviluppo dei fondi specializzati in titoli non quotati e dei fondi di credito, che consentono agli investitori di ridurre i rischi derivanti dalla detenzione di attività poco liquide. Nel 2020 il patrimonio dei fondi chiusi mobiliari, pur di entità ancora limitata nel confronto internazionale, è cresciuto del 12%, con una raccolta concentrata nei fondi di private equity e in quelli specializzati nell’erogazione diretta di finanziamenti e nell’acquisto di crediti originati da altri intermediari. Da febbraio dello scorso anno abbiamo avviato le autorizzazioni per la costituzione di fondi che rispettano i requisiti previsti dalla normativa sui ‘piani individuali di risparmio alternativi’, finalizzata ad accrescere l’afflusso di risorse verso le società non quotate”.
Non è ora di fermare gli aiuti ma bisogna prepararsi a una riduzione
Il governatore si è soffermato a lungo sui gravi effetti della crisi, sottolineando le difficoltà dei tanti italiani che hanno perso il lavoro e l’aumento di chi vive sotto la soglia di povertà. Superata l’emergenza, ha avvertito, “sarà necessario mantenere il sostegno a chi perde il lavoro. Andranno corrette le importanti debolezze nel disegno e nella copertura della rete di protezione sociale che permangono nonostante le riforme degli ultimi anni; la pandemia le ha rese manifeste, richiedendo l’adozione di interventi straordinari”.
Ma appunto, il sistema Italia non può reggersi sui sussidi. “E’ certo che verrà meno lo stimolo, in parte artificiale, che oggi proviene da politiche macroeconomiche straordinarie ed eccezionali – ha precisato il numero uno di via Nazionale -. Cesseranno quindi il blocco dei licenziamenti, le garanzie dello Stato sui prestiti, le moratorie sui debiti, E andrà ridotto il fardello del debito pubblico sull’economia. Bisogna essere preparati ai cambiamenti di cui abbiamo contezza e pronti per rispondere agli eventi e sviluppi inattesi”.
“Con l’attenuarsi dell’incertezza l’intervento pubblico dovrà divenire più selettivo – ha anche specificato Visco riprendendo quanto detto dal premier Mario Draghi nel suo discorso al Senato per la fiducia -, concentrandosi nei settori che sconteranno ancora difficoltà legate alla crisi sanitaria e cercando di evitare di sussidiare imprese chiaramente prive di prospettive, pur garantendo il sostegno a chi è in esso occupato”.
Le banche sostengano le aziende. Allarme piccole: sì ad aggregazioni
Inevitabile sull’argomento aiuti il riferimento alle banche. Gli istituti, ha evidenziato il governatore, hanno accumulato patrimonio grazie anche al blocco dei dividendi e a un minore flusso di crediti deteriorati e ora possono “usare il patrimonio in eccesso” per “sostenere imprese in difficoltà ma con concrete possibilità di tornare a onorare regolarmente i propri debiti” oltre che “per adeguare classificazioni e rettifiche” che fatalmente arriveranno al termine della moratoria. Certo, ha ammesso, l’identificazione di aziende ancora in grado di ripartire è compito non semplice, ma fondamentale in questa fase congiunturale. “La quota dei finanziamenti oggetto di ristrutturazione, pari al 3 per cento a fine 2020, è verosimilmente destinata ad aumentare”, ha aggiunto.
Sempre in tema banche, l’inquilino di Palazzo Koch è tornato anche a lanciare l’allarme ‘piccole’. Gli istituti di dimensioni più contenute presentano infatti “debolezze strutturali” e ora con urgenza devono rivederei propri modelli di attività”. E Visco ha indicato anche cosa devono fare tali istituti che peraltro sono quelli con una maggiore incidenza di crediti sotto moratoria: “la stipula di accordi commerciali con altri operatori, la creazione di consorzi e, non ultime, operazioni di aggregazione”. Situazione diversa per gli istituti maggiori significativi che oramai sono in linea per patrimonializzazione e qualità dei prestiti con gli atri Paesi.
Agli istituti di credito, il governatore ha chiesto anche di far emergere in modo tempestivo e prudente” le perdite sui crediti senza aspettare la fine della moratoria, prolungata a fine anno, per evitare che questa renda meno trasparenti i bilanci creando dubbi fra gli investitori. “Dall’ultimo trimestre del 2020 i nuovi crediti deteriorati stanno aumentando – ha messo in guardia -, seppur lievemente; potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi, anche se meno che nei precedenti episodi di crisi”. Visco ha rilevato poi come quasi un terzo delle rettifiche di valore arrivi da finanziamenti in bonis, cosa che riflette il peggioramento del rischio di credito. Tutte le banche devono quindi adottare politiche improntate alla prudenza. “La proroga delle moratorie accrescerà la differenza con gli altri Paesi europei riguardo all’intensità di utilizzo di questo tipo di misure, che se da un lato possono produrre benefici per i debitori, dall’altro rendono meno trasparenti i bilanci bancari”, ha affermato.
Visco ha infine richiamo le banche anche sull’innovazione. Coloro che nel recente passato hanno investito di più nelle tecnologie per la valutazione del rischio di credito sono stati quelli che, a detta del governatore, dallo scoppio della pandemia più hanno aumentato i finanziamenti alle imprese e saranno i più preparati ai cambiamenti del comparto bancario su gestione risparmio e intermediazione credito. “Tuttavia gli investimenti in tecnologie informatiche rimangono bassi. Il processo di rinnovamento delle infrastrutture va accelerato. Le nuove tecnologie – ha aggiunto – stanno rivoluzionando l’intera catena del valore dell’industria finanziaria, ben oltre il perimetro del sistema bancario, con innovazioni che possono portare a una migliore misurazione e gestione dei rischi, ad ampliare la platea dei potenziali clienti e a conseguire significative riduzioni dei costi. Prevedere quale sarà la nuova configurazione del mercato non è possibile, ma è certo che anche nell’intermediazione del credito e nella gestione del risparmio il nuovo equilibrio sarà diverso da quello attuale; chi non saprà prepararsi in anticipo al cambiamento e non si adatterà con prontezza sarà destinato a perdere rapidamente terreno”.
Pnrr, una formidabile sfida
Tornando alla ripresa post Covid, ampio spazio il governatore l’ha dedicato al Pnrr che “deve essere parte di uno sforzo collettivo, volto a superare le nostre debolezze strutturali, la specificità di una anemia della crescita economica che dura da oltre due decenni”. Per questo, agli interventi previsti dal Piano e al connesso, articolato, programma di riforme occorre dare massima concretezza a quella che appare come “una formidabile sfida, ha sottolineato.
L’analisi delle debolezze strutturali del nostro sistema economico e istituzionale contenuta nel Piano “è ampiamente condivisa. Gli obiettivi e le missioni in cui è articolato affrontano le sfide poste dal cambiamento climatico e alcuni dei più evidenti ritardi del Paese: l’innovazione, la digitalizzazione, l’istruzione e la ricerca, le infrastrutture di rete e di trasporto. Al di là delle diverse visioni sul ruolo di Stato, Regioni ed enti locali nel dar corso agli interventi – ha osservato Visco – bisogna trovare soluzioni valide per assicurare che questi siano efficaci. Vanno tenuti sotto osservazione costante progettazione, esecuzione e risultati, definendo precise responsabilità di intervento per ovviare a insufficienze e ritardi ed evitando così di ripetere gli errori del passato, quando le risorse disponibili non hanno sempre trovato pieno e adeguato utilizzo”.
Europa, avanti con il Pepp e debito comune
Per quanto riguarda invece l’Europa, Bankitalia parla di una ripresa nella seconda parte dell’anno che supererà il 4% nella media del biennio 2021-22, dopo la caduta del 6,6 nel 2020. Tuttavia l’inflazione, ha precisato Visco, benché in ripresa, principalmente per il rincaro delle materie prime vede prospettive a medio termine ancora deboli, frenate da ampi margini di capacità produttiva inutilizzata che persisteranno, frenando la dinamica dei salari e il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo della Bce ‘vicino, ma inferiore al 2%’. “L’incertezza sui tempi e sull’intensità della ripresa – ha proseguito – richiede che le condizioni di finanziamento restino a lungo accomodanti: aumenti ampi e persistenti dei tassi di interesse non sono giustificati dalle attuali prospettive economiche e andranno contrastati, anche con il pieno utilizzo dei programmi di acquisto di titoli già definiti”.
Passando da Francoforte a Bruxelles, invece, il governatore italiano ha proposto una “stabile emissione di debito” europeo garantita da “fonti di entrata autonome”, per creare una “capacità di bilancio comune” con una revisione delle regole di bilancio. Secondo Visco, infatti, per il futuro dell’Area euro bisogna riflettere sulla possibilità di rendere permanente un meccanismo di condivisione del debito come il recovery o lo schema anti-disoccupazione Sure, se le politiche nazionali ne faranno un successo. Debito comune, ha concluso, “ben distinto dal debito pregresso dei singoli Paesi, che resterebbe responsabilità nazionale “anche se una parte potrebbe entrare in una gestione comune “ad esempio attraverso un fondo di ammortamento”.
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