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Secondo le stime di J.P. Morgan, Berkshire Hathaway detiene il 5% dei bond americani a breve termine in circolazione. Una cifra pari a 314 miliardi di dollari e superiore anche agli investimenti della Fed. L’ipotesi liquidità e le prossime mosse del guru
Non solo azioni. Mentre si prepara a lasciare la carica di amministratore delegato della sua Berkshire Hathaway, addio che diverrà effettivo a fine anno, Warren Buffett conferma il suo storico interesse per i titoli di Stato a stelle e strisce. Nulla di nuovo all’orizzonte, dunque, se non fosse che la holding finanziaria fondata dall’Oracolo di Omaha è di recente emersa come il quarto maggior detentore al mondo di buoni del tesoro americani con breve scadenza. Un’esposizione da record costruita negli ultimi mesi e che contribuisce a riaccendere l’attenzione degli investitori per il debito pubblico USA proprio nel pieno della tempesta scatenata sui mercati dalle politiche commerciali del presidente Donald Trump.
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T-bill da record
Nello specifico, la posizione senza precedenti di Berkshire risulta essere stata costruita sui T-bill: si tratta di titoli di Stato a breve termine quasi del tutto equivalenti, per caratteristiche, ai BOT italiani. Secondo le stime di J.P. Morgan, il colosso degli investimenti ne deterrebbe attualmente circa il 5% dell’ammontare complessivo in circolazione nel mondo per un totale di 314 miliardi di dollari a fine marzo. Una disponibilità che risulta superiore non solo alla cifra attualmente in possesso delle banche centrali estere ma anche a quella nelle mani della Federal Reserve, dei Local Government Investment Pools e perfino dei fondi monetari offshore. E se è vero che il guru dei mercati acquista regolarmente debito USA alle aste settimanali, talvolta anche in tranche da dieci miliardi di dollari, non può non sorprendere come l’attuale bottino sia frutto di una virata che lo ha portato a raddoppiare le dotazioni nel giro di appena due mesi dal 3% percento di inizio anno.
Una nuova forma di liquidità?
A spiegare le ragioni di questa accelerazione è stato in parte lo stesso Buffet, che ha spiegato più volte di preferire l’allocazione del capitale in eccesso nei Treasury piuttosto che in azioni. “Le attuali valutazioni dell’equity sono troppo elevate e mancano potenziali investimenti”, ha ribadito in diverse occasioni l’uomo d’affari, da sempre convinto che gli investimenti debbano essere orientati al lungo termine e realizzati a prezzi relativamente contenuti. Eppure, molti analisti interpretano la posizione recentemente costruita sui T-bill come una via alternativa intrapresa dal guru per arricchire ulteriormente, anziché spendere, il tesoretto accumulato in questi anni. Una tesi alla quale non mancano elementi di supporto: in primis, i titoli di Stato in questione vengono emessi solitamente sotto la pari o sulla pari e sono quindi considerati tra i più importanti strumenti di liquidità reperibili sul mercato. In secondo luogo, già da tempo Berkshire ha fatto del cash il perno delle sue strategie: basti pensare che a settembre la casse della società contenevano oltre 350 miliardi di euro, da usare per cogliere l’occasione giusta e “guadagnare un sacco di soldi con pochissimi rischi”.
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Addio coi fiocchi
Buffett si appresta a lasciare una Berkshire capace di registrare numeri da record. Nel 2024 il gruppo ha infatti registrato il nuovo massimo in termini di risultato operativo: +27% a 47,44 miliardi di dollari, grazie soprattutto alle attività assicurative e ai guadagni derivati dai titoli di Stato. L’utile netto si è invece attestato a 89 miliardi, oltre 14 nel solo quarto trimestre, in scia anche ai proventi degli investimenti azionari in Apple e American Express. Ma quello del guru di 94 anni, gli ultimi 60 dei quali al timone della società, non sarà un addio vero e proprio. Buffett ha infatti precisato che continuerà a “restare a disposizione” per dare una mano e ci ha tenuto a sottolineare che sotto la nuova guida le prospettive saranno migliori. Da qui la decisione di non ridurre la propria partecipazione nel capitale sociale, di cui è maggiore azionista grazie a una quota che vale oltre 160 miliardi di dollari.
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