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Crescono gli investimenti in infrastrutture legate all’AI e asset reali. Intanto Milano beneficia dei flussi in uscita da Londra, insieme a Dubai e Singapore. Il report di Knight Frank sulle strategie dei paperoni
L’intelligenza artificiale non sta soltanto cambiando il mondo tecnologico, sta ridefinendo anche le strategie di investimento dei grandi patrimoni globali. In un contesto nel quale il tradizionale modello di allocazione appare sempre più orientato verso asset tangibili e di lungo periodo, family office e ultra-high-net-worth individual stanno infatti aumentando l’esposizione verso classi di attivo collegati all’economia digitale. È quanto emerge dall’ultimo report Knight Frank, dove viene posto l’accento su tre segmenti pronti a catturare l’attenzione dei paperoni: data center, infrastrutture energetiche e alternativi. Un cambio di paradigma che non sembra però lasciare indietro il comparto considerato da sempre porto sicuro per le famiglie imprenditoriali di mezzo mondo, l’immobiliare.
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Data center e infrastrutture digitali al centro delle strategie
Il messaggio che emerge dalla ricerca, nella quale sono stati coinvolti non solo Ultra HNWI e relativi family office ma anche consulenti patrimoniali e operatori del settore immobiliare, appare dunque chiaro: si stanno sviluppando investimenti massicci nelle infrastrutture digitali, sia verso i data center sia a sostegno dei progetti che li alimentano. Secondo Knight Frank, il tema riguarda dunque l’intera catena infrastrutturale collegata all’espansione dell’AI: reti energetiche, utility, logistica e asset capaci di sostenere l’aumento strutturale della domanda elettrica. Un trend che si accompagna alla crescente ricerca di investimenti value-add nel real estate operativo, dallo student housing alle healthcare facilities fino alla logistica. Il report sottolinea inoltre come i costi elevati di costruzione abbiano ridotto l’offerta di immobili di alta qualità in Europa, creando opportunità per chi dispone di capitale paziente e orizzonti temporali lunghi. “Ci sono enormi occasioni nel mercato dei progetti a valore aggiunto”, è il messaggio che emerge dallo studio.
Londra perde appeal, ma resta centrale
Uno dei temi più rilevanti del report riguarda il ruolo di Londra come hub globale della ricchezza. Il sentiment raccolto dalla società di consulenza appare infatti più prudente rispetto al passato, con diversi investitori che lamentano infatti un deterioramento dell’attrattività britannica in conseguenza dell’instabilità normativa e dei cambiamenti fiscali. “La City è stata data troppo per scontata”, viene osservato da molti rispondenti, aggiungendo che “la perdita di gettito fiscale per il Regno Unito è enorme”. Un ridimensionamento di importanza che, secondo il sondaggio, sarebbe però relativo e non anche assoluto. “La capitale UK continua a beneficiare di un ecosistema finanziario unico ma anche di un vantaggio geografico e di una rete globale di servizi che la mantengono un centro operativo cruciale per family office e grandi patrimoni internazionali”, si legge.
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Italia favorita dalla flat tax
Nel nuovo equilibrio globale dei patrimoni privati fotografato da Knight Frank emerge anche il ruolo crescente dell’Italia. Il gruppo evidenzia infatti come il regime di flat tax stia trasformando il nostro Paese in una destinazione sempre più attrattiva per capitali mobili e ultra-ricchi internazionali. Un trend il cui impatto economico, secondo il report, non si limita alle entrate fiscali ma si estende alla spesa locale altri ambiti: real estate, servizi professionali, hospitality e staffing. Milano, in particolare, emerge come una delle città europee che stanno intercettando parte consistente dei flussi in uscita da Londra. Quanto sta accadendo nel segmento immobiliare prime ne è la prova più evidente: la capitale UK ha registrato nel 2025 un calo dei prezzi del 4,7%, mentre Madrid è cresciuta del 5% e il capoluogo lombardo dello 0,4%.
Dubai e Asia accelerano
A livello globale, è però il Medio Oriente a confermarsi l’area più dinamica per i paperoni interessati al luxury real estate. Nel 2025 i mercati della regione hanno infatti registrato una crescita media del 9,4%, trainata soprattutto da Dubai (+25,1%). La città emiratina ha consolidato il proprio ruolo di hub per gli ultra-ricchi internazionali, con 500 transazioni residenziali superiori ai 10 milioni di dollari contro le 113 del 2021: quasi cinque volte di più. Parallelamente, Abu Dhabi sta emergendo come alternativa più discreta per patrimoni in cerca di stabilità e privacy. Anche l’Asia mostra però dinamiche molto vivaci, seppure in parte divergenti. Hong Kong continua a perdere valore sul fronte residenziale (-2,1%), pur registrando una forte ripresa delle transazioni super-prime grazie al ritorno delle IPO e dei capitali cinesi, mentre Singapore resta una delle principali piazze globali per i family office nonostante le restrizioni fiscali sugli acquisti immobiliari stranieri.
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La ricchezza diventa ‛frictionless’
Oltre agli investimenti, il report evidenzia una trasformazione più profonda nella gestione stessa della ricchezza privata. Molte family office stanno infatti abbandonando strutture pesanti e costose per modelli più snelli e flessibili, basati su network esterni e servizi on demand. “Dieci anni fa l’ambizione era costruire un’organizzazione con decine di dipendenti”, osservano gli intervistati, “mentre oggi cresce la preferenza per team ridotti e altamente specializzati ma anche capaci di coordinarsi attraverso piattaforme digitali e consulenti esterni. Una paradigma che Knight Frank definisce “frictionless wealth” e la cui formalizzazione passa da ricchezza sempre più mobile e digitale in cui anche gli investitori ultra-ricchi chiedono accesso in tempo reale ai propri asset e maggiore semplicità operativa. “Sta emergendo una nuova generazione che vuole accesso immediato a tutti i propri investimenti e la possibilità di monitorare le operazioni in tempo reale”, si legge nel report.
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