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Il report MSCI Wealth Trends 2026 fotografa un settore che risponde a volatilità e tensioni geopolitiche ripensando allocazioni, modelli operativi e tecnologia. In portafoglio largo ad Emergenti e mercati privati, mentre tra le strategie si fanno spazio gli ETF. Dagli algoritmi sempre più innovazioni nei processi
Il wealth management sta attraversando una fase di riposizionamento strutturale. L’elevata incertezza geopolitica, le tensioni commerciali e l’episodicità della volatilità stanno infatti spingendo il settore a rivedere allocazioni e strumenti oltre ai tradizionali modelli di servizio. È quanto emerge dal report Wealth Trends 2026 di MSCI, secondo cui advisor e gestori stanno riducendo la dipendenza dai mercati azionari statunitensi, aumentando l’esposizione agli alternativi e accelerando sull’adozione dell’intelligenza artificiale. Una tendenza dalla quale emerge un’industria schierata in difesa, che cerca resilienza al posto del rendimento e cerca di ovviare alla maggiore complessità operativa.
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L’incertezza geopolitica penalizza gli USA in portafoglio
Il punto di partenza è il rischio macro. L’86% dei professionisti intervistati nell’ambito della survey indica infatti instabilità geopolitica e le politiche tariffarie come le principali fonti di preoccupazione per i clienti. Un livello di incertezza che, si legge nel report, sta spingendo i professionisti a rivedere asset allocation considerate fino a poco tempo fa strutturali. La forte concentrazione sull’azionario statunitense, ad esempio, viene sempre più percepita come un fattore di rischio e la conseguenza è che solo il 31% degli operatori prevede un aumento dell’esposizione a Wall Street prossimi tre anni. L’alternativa quindi quella di una riallocazione progressiva: il 61% si attende un aumento delle allocazioni verso gli altri mercati sviluppati mentre il 48% guarda alle economie emergenti. Un atteggiamento riporta la diversificazione geografica a essere uno strumento centrale di gestione del rischio, anziché una semplice scelta tattica.
ETF come strumento di equilibrio
In questo contesto, anche gli ETF assumono un ruolo sempre più funzionale. Il report MSCI evidenzia come i replicanti vengano utilizzati per garantire non solo liquidità ed efficienza dei costi ma anche esposizioni mirate, affiancando investimenti meno liquidi e soluzioni personalizzate. Gli exchange traded funds diventano così un elemento di equilibrio tra esigenze tattiche e costruzione di portafogli di lungo periodo, viene spiegato, soprattutto in un ambiente che vede nella volatilità episodica la sua cifra dominante. Tutto questo senza considerare il contributo che strumenti del genere sono in grado di offrire quando si tratta di costruire posizioni di carattere tematico, ormai sempre più frequenti per chi opera sui mercati azionari globali.
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IA: investimenti in aumento ma adozione selettiva
Ed è proprio sul versante dei temi che emerge un’altra importante novità all’interno del comparto. L’intelligenza artificiale sembra infatti imporsi non solo come uno dei principali megatrend verso cui orientare gli investimenti ma anche come il maggiore fattore di trasformazione operativa per i player di settore. Il 95% degli advisor consultati prevede infatti di aumentare gli investimenti in soluzioni di AI nei prossimi tre anni e il 68% la considera “cruciale” per la competitività futura. Tuttavia, il 44% ritiene che il settore del wealth management sia in ritardo rispetto al resto dei servizi finanziari. Le applicazioni prioritarie riguardano soprattutto l’efficienza dei processi: costruzione di portafogli, gestione del rischio, due diligence e generazione di proposte. Più marginale, almeno per ora, l’uso degli algoritmi nei processi di relazione con la clientela. Un limite strutturale resta poi la frammentazione dei dati, che riduce l’efficacia delle soluzioni avanzate.
Mercati privati sempre più centrali
Un altro dei segnali più netti riguarda l’ascesa degli alternativi. Il 73% del campione prevede cioè un aumento delle allocazioni verso asset non quotati, mentre l’83% ritiene addirittura che offrire soluzioni in questo ambito sia ormai “essenziale” per restare competitivi. Private equity e credito vengono considerati strumenti chiave per diversificare rispetto ai mercati pubblici, soprattutto per la clientela ad alta patrimonializzazione e quei soggetti disposti ad accettare l’illiquidità in cambio di un profilo di rischio-rendimento differente: family office in testa. Allo stesso tempo, MSCI segnala che l’espansione dei mercati privati aumenta la complessità operativa per gli adviser, chiamati a gestire valutazioni meno frequenti, vincoli di liquidità e una maggiore articolazione delle strutture di portafoglio.
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Personalizzazione da optional a requisito minimo
Per quanto riguarda invece il modello di servizio, la personalizzazione emerge non come elemento distintivo ma uno standard a tutti gli effetti. Il report MSCI evidenzia come il 98% dei nuovi portafogli destinati a clienti HNW includa oggi almeno una forma di customizzazione. Le esposizioni tematiche sono il principale driver, seguite da settori specifici e scelte di asset class. Questa evoluzione aumenta però la complessità operativa, viene sottolineato, soprattutto in combinazione con la crescita dei mercati privati e del direct indexing.
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