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Secondo il Global Wealth and Lifestyle Report 2026 di Julius Baer, geopolitica e valute hanno reso più difficile ai paperoni globali mantenere il proprio benessere. Un cambio che induce a cautela nelle scelte di portafogli e ridisegna le geografia della ricchezza: ecco come
Mantenere uno stile di vita da fascia alta costa sempre di più, ma non soltanto per effetto dell’inflazione. A ridefinire la geografia della ricchezza globale sono infatti soprattutto i movimenti valutari, destinati a incidere sul potere d’acquisto degli individui ad alta patrimonializzazione tanto quanto l’andamento dei prezzi o dei mercati. È questa la principale evidenza del Global Wealth and Lifestyle Report 2026 di Julius Baer, secondo cui il costo di un paniere rappresentativo dei consumi degli high-net-worth individuals (HNWI) è aumentato del 10,2% nell’ultimo anno se misurato in dollari statunitensi. Una variazione che si riflette anche sulle scelte di portafoglio, inducendo i paperoni globali a maggior prudenza e diversificazione, con implicazioni rilevanti per i gestori patrimoniali.
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È il cambio, più dell’inflazione, a determinare i costi
L’analisi alla base del cosiddetto Lifestyle Index, incentrata su un paniere di 20 beni e servizi in 25 città del mondo, è stata realizzata prima dell’escalation della crisi in Medio Oriente e quindi non incorpora gli effetti del conflitto tra USA-Iran. Tuttavia, secondo la banca svizzera, le tendenze emerse risultano oggi ancora più rilevanti proprio perché riflettono un contesto globale già caratterizzato dalla crescente volatilità geopolitica e soprattutto dalle oscillazioni dei cambi. Il dato medio del +10,2% racconta infatti soltanto una parte della storia, con Julius Baer che sottolinea come il principale motore dell’aumento non sia stato il rialzo dei prezzi locali ma proprio il rafforzamento di alcune divise rispetto al dollaro. Le città legate al franco svizzero e all’euro hanno così guadagnato posizioni nella classifica globale, mentre quelle con valute ancorate o maggiormente correlate al biglietto verde hanno perso terreno. Per individui e famiglie con elevata mobilità internazionale, osserva il report, le scelte relative alla moneta di riferimento o alla residenza e alla localizzazione del patrimonio sono quindi diventate elementi sempre più rilevanti nella preservazione del potere d’acquisto.
Singapore resta al vertice, l’Europa guadagna terreno
Per il quarto anno consecutivo Singapore si è confermata la città più costosa al mondo per gli HNWI, grazie non solo all’elevato costo delle abitazioni e delle automobili ma anche alla forza del dollaro di Singapore. La vera novità riguarda però l’Europa. Zurigo è infatti salita di tre posizioni e ha conquistato il secondo posto, mentre Monaco è salita per la prima volta sul podio grazie apprezzamento dell’euro e ai prezzi immobiliari. Hong Kong è scivolato al quarto posto e Londra ha perso terreno fino alla quinta posizione, penalizzata da una sterlina rimasta sostanzialmente allineata all’andamento del biglietto verde. Nel complesso le città del Vecchio Continente hanno registrato un incremento medio dei costi del 14,1% in dollari, ben superiore alla media globale. Oltre a Zurigo e Monaco, avanzano anche Milano e Francoforte mentre Barcellona resta stabile. L’Asia-Pacifico continua comunque a dominare la graduatoria con cinque città nella top ten: non solo la stessa Singapore e Hong Kong ma anche Shanghai, Sydney e Bangkok. Tra queste spicca la metropoli australiana, che ha guadagnato sei posizioni grazie al rafforzamento della divisa domestica e al rincaro delle importazioni di beni di lusso. Per la prima volta da tre anni, invece, nessuna città delle Americhe compare tra le prime dieci: New York resta la meglio posizionata, seguita da San Paolo, mentre Santiago del Cile migliora.
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Oro e lusso spingono ancora i prezzi
Accanto alle valute, il report individua un secondo importante fattore di rincaro: l’impennata del prezzo dell’oro, più che raddoppiato rispetto al 2024. Si tratta infatti di una tendenza andata a scapito soprattutto dei beni di lusso, con i prezzi dei gioielli che sono aumentati del 16,4% e hanno contribuito a una crescita media del 12,3% per l’intero comparto luxury. Secondo Julius Baer, oltre alle materie prime incidono anche il costo della manodopera altamente specializzata e a strategie di pricing delle maison europee che continuano fare riferimento a valute forti come euro e franco svizzero. “Dopo alcuni anni in cui erano stati soprattutto i servizi a rincarare”, si legge nel documento a sintetizzare l’analisi, “nel 2026 i beni sono tornati a guidare gli aumenti”.
Geopolitica, salute e viaggi cambiano le abitudini dei ricchi
La survey condotta tra gli HNWI per integrare il Lifestyle Index mostra invece come l’incertezza geopolitica sia ormai diventata una preoccupazione quasi universale: tra l’82% e il 95% degli intervistati, gli HNWI delle principali aree geografiche mondiali, dichiara infatti di essere preoccupato per l’evoluzione dello scenario internazionale. Un nuovo sentiment che sta modificando sia i consumi sia le modalità di investimento. Sul fronte della spesa, ad esempio, emerge un mercato del lusso definito “a due velocità”: Asia-Pacifico e Medio Oriente continuano ad aumentare gli acquisti, mentre l’Europa registra la maggiore contrazione. Crescono invece ovunque le spese dedicate ai viaggi e soprattutto alla salute, confermando come il benessere personale sia ormai considerato parte integrante della ricchezza. Parallelamente aumenta anche l’attenzione verso il passaggio generazionale della ricchezza, con il report che rileva come i paperoni dedichino crescente attenzione alla pianificazione successoria e alle strutture di governance familiare di modo da renderle parte integrante della gestione patrimoniale. Quanto alle abitudini d’acquisto, oltre un terzo ha invece già cambiato il Paese in cui compra alcuni beni di lusso mentre più della metà valuterebbe di viaggiare all’estero per evitare gli effetti dei dazi.
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Portafogli più prudenti e maggiore diversificazione
Anche le strategie di investimento stanno cambiando. La maggior parte degli HNWI dichiara infatti di aver modificato il proprio portafoglio in risposta all’aumento dei rischi macroeconomici e geopolitici. Pur mantenendo gli asset tradizionali come componente principale, gli investitori stanno cioè incrementando l’esposizione verso strumenti difensivi come metalli preziosi o liquidità e vanno alla ricerca di una più ampia diversificazione. A risultare i più dinamici sono paperoni dell’Asia-Pacifico: il 73% ha aumentato la diversificazione del portafoglio, il 53% ha incrementato gli investimenti in metalli preziosi e il 46% ha ampliato l’esposizione geografica. In Europa si mantiene invece un approccio più prudente, privilegiando la conservazione del patrimonio e portafogli fortemente orientati ai fondi (25% contro 22% di azioni e immobili) mentre il Nord America continua a distinguersi per la crescita degli asset finanziari. Una differenza che non sorprende quella tra le due sponde dell’Atlantico, specie se si considera che nel Vecchio Continente il 73% dei sondati dichiara di aver visto crescere il proprio patrimonio nell’ultimo anno ma solo il 15% parla di un incremento significativo contro il 47% USA. la conservazione della ricchezza piuttosto che la sua crescita
La consulenza torna al centro
Per Julius Baer, il nuovo scenario rende dunque ancora più centrale il ruolo della consulenza patrimoniale. Se in passato la gestione della ricchezza era soprattutto una questione di asset allocation, oggi entrano in gioco variabili sempre più complesse: dall’esposizione valutaria alla mobilità internazionale fino al domicilio fiscale e alla capacità di preservare il potere d’acquisto in un contesto geopolitico più frammentato. Proprio per questo, conclude il report, gli investitori ad alta patrimonializzazione avranno sempre più bisogno di un consulente capace di combinare una prospettiva globale con una profonda conoscenza dei singoli mercati e di guidarli nella costruzione di patrimoni non solo più redditizi ma anche più resilienti nel lungo periodo.
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