Carabetta (Trade Republic): “La nostra scommessa? Il futuro del risparmio italiano”
Democratizzazione, educazione finanziaria, pensioni: ecco perché la fintech di Berlino parla soprattutto ai 30enni italiani
5 min

Più di 8 miliardi di euro in gestione sul mercato italiano con relazioni storiche nel segmento istituzionale, una concentrazione specifica su quello wholesale nella fase attuale e una prospettiva di allargamento al retail grazie ad accordi con le principali reti di consulenza.
Da oltre 20 anni presente nel nostro Paese, Wellington Management, tra le case di gestione più antiche al mondo (la sua fondazione risale al 1928 negli Stati Uniti) e con un patrimonio complessivo di più di 1.200 miliardi di dollari, ha rotto gli indugi e deciso di puntare sull’allargamento della base di clientela in Italia aprendo un ufficio a Milano nel 2021, nonostante la pandemia.
“Il nostro business italiano”, spiega Anna Albini, business development manager di Wellington Management, “è oggi particolarmente concentrato sull’azionario in termini di asset class e sulle soluzioni di sub-advisory per quanto riguarda l’accesso del mercato alle nostre strategie”.
Proiettandosi oltre la situazione attuale, ciò che descrive Albini per il futuro ha le caratteristiche di un vero e proprio cambio di passo. “Un obiettivo che stiamo perseguendo a livello globale è quello di far conoscere sempre di più il brand Wellington Management, mentre più specificamente per l’Italia vogliamo migliorare la conoscenza dei nostri clienti delle strategie obbligazionarie e alternative”.
Se dunque la decisione di focalizzarsi su altre aree di business oltre la sub-advisory si configura come una scelta di Gruppo che interessa il business della società a livello globale, più specifico risulta l’obiettivo di diversificare su tutta la gamma prodotto la domanda degli investitori italiani. “Ad oggi il 65% delle nostre masse in Italia è su strategie e mandati azionari, in particolare equity globale, Stati Uniti o settoriale, e il 35% su fixed income”, rivela. Il breakdown di Gruppo vede una quota ben più significativa su reddito fisso a cui si aggiunge il multi-asset ed una quota minore di strategie su mercati privati.
“Solidità e storicità nel campo della gestione attiva sono le nostre caratteristiche principali”, afferma Albini, sottolineando come carattere distintivo la natura di private company di Wellington Management. “Nonostante le nostre dimensioni non siamo quotati in Borsa ma di proprietà di 192 partner che sono dipendenti della società”, specifica. “Questo permea tutta la nostra attività e significa orientamento al lungo periodo, allineamento di interessi con i clienti e capacità di attrazione e retention di talenti”, afferma.
Sempre con riferimento alla cultura aziendale, un ulteriore carattere distintivo è costituito dal ruolo di gestori e analisti e dalle modalità di remunerazione. “Non esiste in Wellington il ruolo del chief investment officer ma ogni gestore e analista è incentivato a sviluppare in totale autonomia e condividere le proprie convinzioni”, sottolinea Albini. “Siamo in sostanza un insieme di più di 50 boutique interne indipendenti che si interfacciano costantemente per costruire le migliori soluzioni di investimento per i nostri clienti”.
Particolarmente interessante in tal senso la storica tradizione del Morning Meeting di Wellington Management che dal 1958 vede riunirsi ogni giorno gestori e analisti per condividere view di mercato e valutazioni su settori e contesto macroeconomico. Un pool di professionisti che, altra specificità, non è remunerato in relazione alle masse gestite ma unicamente in base alla performance, cioè sull’extra rendimento ad uno, tre e cinque anni (con concentrazione sulla finestra tre-cinque anni).
La figura del global industry analyst, infine, da cui proviene l’attuale CEO globale Jean Hynes, è una delle peculiarità dell’azienda. Si tratta di professionisti dedicati ad un singolo settore che oltre a svolgere attività di ricerca, investono e gestiscono strategie, sui comparti economici di competenza, per un totale di oltre 100 miliardi in gestione.
I driver di crescita di Wellington Management individuati per il futuro sono sintetizzati da Albini nell’allargamento della gamma sui mercati privati e nel focus sulle strategie sostenibili.
“Abbiamo ad oggi sei fondi UCITS classificati come articolo 9 secondo la normativa SFDR mentre il 90% della gamma UCITS è articolo 8, ma la nostra attività sul tema è estremamente organica e interessa tutta l’attività di analisi e gestione”, afferma. “Abbiamo”, spiega, “un’intera piattaforma dedicata al tema del cambiamento climatico che si avvale di una partnership con il Woodwell Climate Research Centre per riuscire a tradurre in termini finanziari gli effetti delle dinamiche ambientali”. “Un tema per noi centrale”, prosegue Albini, “che ci ha portato ad essere tra i fondatori della Net Zero Asset Manager Initiative che rappresenta uno dei più importanti progetti in ambito finanziario per contribuire al raggiungimento degli obiettivi degli Accordi di Parigi”. “Grande attenzione”, conclude la business development manager di Wellington Management, “è posta inoltre al tema della stewardship, particolarmente importante per un asset manager attivo e su cui abbiamo costruito strategie di investimento che consentono ai clienti di esporsi al mercato con obiettivi di sostenibilità di cui ci facciamo portatori nei confronti del management delle società in cui investiamo”.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
