Reddito fisso, puntare sui settori a più alto rendimento
Avere duration attraverso titoli di Stato a lunga scadenza e a basso guadagno in abbinamento al rischio di credito dei mercati emergenti e del segmento high yield è una posizione forte
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Gli investitori continuano ad apprezzare la diversificazione offerta dalle obbligazioni dei mercati emergenti (ME), ma nel 2018 si sono tenuti alla larga dal reddito fisso in generale e dai ME in particolare. Tra le ragioni si annoverano un dollaro ancora forte, il restringimento delle condizioni monetarie da parte della Fed a ritmi più elevati rispetto a quanto previsto dagli operatori e le tensioni commerciali tra Washington e Pechino.
“Esistono ancora venti contrari per il debito dei ME, provenienti in particolare dall’ambiente esogeno”, osserva Eric Wong, fund manager del fondo FF Emerging Market Debt di Fidelity International. “I differenziali di momentum della crescita tra Stati Uniti ed emergenti, l’aumento dei tassi USA e un rafforzamento del dollaro puntano tutti verso un allontanamento dei capitali dai mercati emergenti”, sottolinea il gestore.
“L’escalation di quest’anno delle guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina – unita alla recente volatilità azionaria globale – fornisce ulteriore motivo di preoccupazione per il debito emergente, data la sensibilità dei ME al commercio globale”, prosegue Wong. Inoltre, i crescenti segnali di pressioni inflazionistiche nei paesi emergenti “meritano un’attenzione particolare sia da parte dei policymaker nei vari paesi che dagli investitori”.
Nel valutare le prospettive dei ME, quali sono i rischi a cui presta maggiore attenzione e come cerca di attenuarli?
Riteniamo che le maggiori sorprese per gli investitori nel 2019 potrebbero essere un rallentamento dell’economia statunitense o un grande stimolo alla crescita globale proveniente dalla Cina. Entrambi gli scenari possano far scattare la luce verde sugli asset rischiosi dei paesi emergenti, resi ancora più interessanti per gli investitori dopo i grandi sell-off del 2018 che ne hanno portato le valutazioni ai minimi.
Partiamo dall’America.
L’economia statunitense si trova nelle fasi finali del ciclo, come evidenziato dalla forma della curva dei tassi negli Stati Uniti e dai livelli di leva finanziaria delle società emittenti di bond dal rating investment grade, attualmente ai livelli più alti degli ultimi anni. Con lo stimolo fiscale degli Stati Uniti che dovrebbe svanire nel 2019, e tassi Fed più elevati che gravano su consumatori altamente indebitati, il potenziale di un graduale rallentamento della crescita negli Stati Uniti è in aumento. Se questo scenario dovesse manifestarsi, la Fed probabilmente risponderà rallentando il suo ciclo di crescita dei tassi o riducendo il ritmo del ridimensionamento del bilancio (tramite quantitative tightening, ndr).
E in Cina?
Prevediamo che il rallentamento della crescita possa continuare, e che il governo cinese risponderà con una politica fiscale e monetaria più flessibile. Le autorità hanno già risposto al rallentamento della crescita di quest’anno riducendo i tassi di interesse e svalutando il renminbi. Lo stimolo al deleveraging aziendale per ridurre gli alti livelli di indebitamento non sarà del tutto abbandonato, ma allo stesso tempo il supporto a progetti infrastrutturali sarà reso prioritario nel breve termine, così da contribuire a ridurre il ritmo del rallentamento dell’economia del dragone.
Quali sono le sue principali convinzioni e come si riflettono in termini di mercati e paesi in cui investire?
Stiamo entrando nel 2019 con una visione sempre più costruttiva del credito emergente e stiamo cercando opportunità per aggiungere rischio al portafoglio, a livelli di entrata convenienti. Nel segmento dei governativi, vediamo valore in alcuni dei paesi di frontiera più piccoli, in rapida crescita e promotori di riforme come Costa d’Avorio, Argentina, Ecuador, Ucraina e Albania. Ci piace anche il debito regionale del Gulf Cooperation Council, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che quest’anno beneficeranno del probabile rialzo dei prezzi del petrolio (che potrebbe essere deciso in ambito OPEC, ndr) e dell’inclusione nell’indice MSCI. Nel debito societario, preferiamo le società cinesi e indiane che riteniamo possano beneficiare di valutazioni errate e di una politica monetaria cinese più flessibile nel 2019.
Quali sono le prospettive di performance dal lato delle obbligazioni in valuta locale?
Sui bond emergenti local currency siamo lunghi di duration, dal momento che le banche centrali dei paesi emergenti possono sfruttare l’opportunità offerta da una Federal Reserve più accomodante per allentare a loro volta la politica monetaria e sostenere la crescita interna. Abbiamo dunque utilizzato la recente fase di debolezza per aumentare la duration nei paesi con alti rendimenti reali, banche centrali credibili e curve dei tassi ripide come Sudafrica, Perù, Messico, Israele, Indonesia e Serbia.
Che ruolo giocherà l’inflazione nella congiuntura attuale?
Mentre siamo ottimisti su alcune sacche di duration nominale sui bond locali, prevediamo anche che l’inflazione continuerà a salire in molti paesi emergenti. Tenendo questo a mente, continuiamo a preferire un’esposizione alla duration dei tassi reali e ai bond indicizzati all’inflazione nei paesi in cui riteniamo che il divario tra titoli indicizzati e nominali (inflation breakeven – una misura delle aspettative di inflazione basata sulle dinamiche di mercato. Equivale allo spread tra il rendimento di un’obbligazione a cedola fissa e quello di un’obbligazione indicizzata all’inflazione di analoga vita residua, ndr) sia basso e abbia spazio per allargarsi, come nel caso di Brasile, Cile, Colombia, Russia, Thailandia e Corea.
E sul versante valutario?
Sul versante valutario riteniamo ancora che il dollaro USA sia sottovalutato rispetto agli altri mercati sviluppati del G10, ma troviamo anche opportunità in alcune valute dei mercati emergenti, attualmente sottovalutate. Dopo un anno traumatico e un repricing massiccio, le nostre prime scelte cadono ora sul peso argentino e sul ringgit malese. Vediamo valore anche in valute stabili con carry e yield interessanti come il naira nigeriano, il dinar serbo e il sol peruviano.
Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
